Tour del Salento in otto giorni.

Dopo aver scelto di trascorrere le vacanze estive in Puglia decidiamo categoricamente di evitare Gallipoli. Ci siamo già stati entrambi e sappiamo che ad agosto le sue spiagge sono invivibili. La nostra base sarà Alliste, un paese posizionato leggermente nell’entroterra salentino. È grazie ad Airbnb che scoviamo l’appartamento della signora Nadia.

La sistemazione è meravigliosa, ricavata da una vecchia abitazione con volta a stella e ristrutturata da pochi anni. Ci innamoriamo subito del soppalco con la camera da letto e soprattutto del piccolo giardinetto privato interno. Svegliarsi e fare colazione sotto a una cascata di Bougainville è veramente rigenerante!

Senza titolo-1 copia

Già dal primo momento siamo felicissimi sia della scelta del nostro appartamento, sia di Alliste, che si trova circa a metà tra Gallipoli e Santa Maria di Leuca, quindi comodissimo per raggiungere tutte le spiagge più belle della costa ionica del Salento, e in buona posizione anche per visitare la costa adriatica (a circa un’oretta di distanza).

Alliste

Alliste non è un paese prettamente turistico. È una tipica cittadina pugliese formata da file di case squadrate dai colori chiari e tetti piani, attraversata da strette viuzze tutte uguali una all’altra, talmente identiche che i proprietari del nostro appartamento ci hanno confessato che ancora, ogni tanto, fanno fatica a orientarsi. Quasi un paese abbandonato. Un paese immobile, che sembra svegliarsi solamente al mattino presto, per prendere il pane fresco al forno, e poi disabitato fino al tramonto, quando i nonni escono ad abitare le strade e occupano i marciapiedi con le loro sedie mentre i nipotini giocano a pallone in mezzo alla via.

Alliste

Ci piace quest’atmosfera di calma e lentezza, in cui le giornate sono scandite dalle stagioni e dalle temperature -i negozi qui prima della 5 di pomeriggio non aprono-, così diversa dai ritmi frenetici a cui siamo abituati noi emiliani.

I chilometri per arrivare al mare da Alliste sono davvero pochi e la strada è fiancheggiata da campi di terra rossa piantumati a uliveti, intervallati solo da trulli, fichi d’india e piante di cappero in fiore che ci accompagnano fino al mare.

Trullo

Fichi d'India

Delle spiagge c’è solo l’imbarazzo della scelta, tutto il litorale è magnifico e si possono trovare sia spiagge sabbiose che rocciose. Essendo già stati a Punta Prosciutto, Porto Cesareo e nella parte di baia Verde verso Gallipoli, scegliamo di scoprire nuove spiagge più a sud.

Considerando quanta pubblicità ne viene fatta, siamo rimasti un po’ delusi da Pescoluse, le cosiddette Maldive del Salento, troppo affollata e senza nulla di particolarmente speciale rispetto ad altre spiagge. Quelle che abbiamo preferito, sono state Torre San Giovanni e, sicuramente, Punta della Suina. Quest’ultima si trova nel tratto finale della Baia Verde all’interno del Parco Naturale Litorale di Punta Pizzo; e dire che qui il mare sia incantevole è decisamente riduttivo.

Punta della Suina

Unico neo è il parcheggio dell’auto a pagamento, 5 euro per tutta la giornata, ma dopo aver visto la spiaggia posso assicurare che ne valga veramente la pena.

Oltrepassato il tratto di pineta, la spiaggia (sia attrezzata che libera) non è molto profonda e si estende per lo più in lunghezza. Ci sono un paio di aree attrezzate con bar e terrazzamenti in legno per i lettini; del resto l’arenile segue la morfologia del territorio ed è in parte sabbioso e in parte roccioso. L’acqua è talmente cristallina da non avere niente da invidiare ai paradisi caraibici da catalogo che ci immaginiamo quando prenotiamo viaggi per mete esotiche. Unico consiglio: andateci!

Punta della Suina

Da Punta della Suina si vede tutta la baia di Gallipoli con la città vecchia protesa nel Mar Ionio e dall’altra parte Lido Pizzo con la sua Torre, costruita nel 1569 come torre costiera a difesa della penisola salentina. Nel 2012 Torre del Pizzo è stata scelta come location per il videoclip della canzone “Non vivo più senza te” di Biagio Antonacci; altre scene della clip sono state girate a Punta della Suina. Quest’ultima è stata scelta anche da Ferzan Özpetek nel 2010 per girare alcune scene del film “Mine vaganti”.

Lido Pizzo

Come al solito i nostri viaggi sono fatti di poco relax, tante visite e soprattutto km macinati. Non potevamo venire in Puglia senza dare almeno una sbirciatina a Santa Maria di Leuca, Otranto e Lecce.

Dopo la spiaggia ci dirigiamo verso Santa Maria di Leuca. E’ l’ultimo paese della Puglia: più giù non si può andare, è l’ultimo lembo di terra su cui si incontrano, scontrano e mescolano il mar Adriatico e il Mar Ionio. Avendola visitata di sera non abbiamo avuto la possibilità di vedere lo spettacolo naturale delle acque dei due mari di intensità di blu differenti che si uniscono.

Santa Maria di Leuca

Abbiamo avuto però la fortuna di assistere allo spettacolo illuminotecnico dell’apertura della Cascata Monumentale. Questa venne realizzata negli anni Trenta per celebrare il termine della costruzione dell’acquedotto pugliese. Infatti la costruzione dell’opera venne interrotta con l’inizio della Prima Guerra Mondiale e i lavori vennero ripresi dopo la conclusione della guerra. L’acquedotto pugliese raggiunse Leuca solo 1939, anno in cui venne realizzata anche la cascata che con i suoi 250m di lunghezza copre un dislivello di 40m e grazie alle scalinate laterali formate da 300 scalini collega il porto con Piazza della Basilica di Santa Maria de Finibus Terrae e del faro. La colonna monolitica che ne segna il termine al porto venne inviata direttamente da Roma da Benito Mussolini per la sua inaugurazione. È un’opera davvero maestosa e imponente.

Santa Maria di Leuca

Ci svegliamo presto e questa volta scegliamo come meta Torre San Giovanni. La spiaggia di Torre San Giovanni è completamente diversa da Punta della Suina. Dal punto di vista dell’organizzazione assomiglia alle grandi spiagge della riviera romagnola ma il mare non è certamente paragonabile. Numerosi bagni e aree attrezzate si alternano a grandi tratti di spiaggia libera, le acque limpide rimangono per svariati metri ad altezza ginocchio, praticamente un paradiso per chi ama sguazzare in acque basse e calde.

Torre San Giovanni

Mentre siamo in spiaggia decidiamo di passare la serata a Otranto. Ci prepariamo in fretta e furia e dopo un’oretta di macchina arriviamo a destinazione. Otranto non si può non amarla.

Otranto

È una città bianca come Ostuni (ma di questa parleremo un’altra volta) affacciata su uno splendido mare e che si sviluppa attorno all’imponente castello fatto costruire da Ferdinando d’Aragona tra il 1485 e il 1498 e rafforzato nel Cinquecento, dopo le invasioni turche, grazie alla consulenza di ingegneri e architetti tra cui Francesco di Giorgio Martini.

Arrivati notiamo subito le strutture delle luminarie che per le feste patronali illuminano numerosi paesi della Puglia.

Otranto

E’ un peccato non poterle vedere accese ma ci riproponiamo di tornare: sappiamo che uno degli spettacoli di luminarie più grandioso è quello che si tiene a luglio a Scorrano durante la festa patronale di Santa Domenica in cui le vie e le piazze vengono letteralmente illuminate a giorno da migliaia di luci colorate e dai fuochi pirotecnici.

La Cattedrale di Santa Maria Annunziata è famosa per il suo mosaico pavimentale lungo 16m che ripercorre, attraverso scene dell’antico testamento disposte lungo lo sviluppo dell’Albero della Vita, l’esperienza umana dal peccato alla salvezza. Per i più curiosi sarà interessante scoprire anche il significati delle varie simbologie rappresentate e i numerosi misteri legati a questo mosaico così complesso.

Otranto va calpestata e respirata, perdendosi nel labirinto delle viuzze del suo centro storico che regalano ogni volta uno scorcio nuovo e caratteristico: un affaccio sul porto, un piccolo giardino, una bottega, una spiaggia, un localino, un muro bianco su cui si rincorrono i gechi.

Otranto

Ormai siamo stanchi ma usiamo le nostre ultime forze della giornata per fare una passeggiata sul lungomare da cui si ha la vista del borgo vecchio fortificato nel suo insieme.

Otranto

Passiamo la nostra penultima giornata di mare alle Maldive del Salento. Personalmente ne rimango parecchio delusa, probabilmente complici il tempo nuvoloso, la folla e le aspettative date dalla super pubblicità che ne viene sempre fatta.

Cerchiamo di raddrizzare la giornata nuvolosa e andando a Lecce.

Lecce è un’esplosione di barocco. Ogni chiesa, ogni palazzo, ogni via e ogni angolo parlano, con le loro facciate in pietra leccese, la lingua barocca. Un tempo erano presenti quattro porte di accesso alla città; oggi, a causa dell’espansione dell’edificato, ne rimangono solo tre: Porta Napoli, Porta Rudiae e Porta San Biagio.

Piazza Sant'Oronzo Lecce

Piazza Sant'Oronzo Lecce

Arriviamo in Piazza Sant’Oronzo che sembra ancora più bella con il riflesso dei suoi palazzi e delle sue luci nelle pozzanghere che si sono formate tra le grosse pietre della pavimentazione dopo il temporale. Diamo un’occhiata all’Anfiteatro romano di cui si vede solamente un terzo della sua struttura poiché la rimanente parte si trova al di sotto della piazza e continuiamo il nostro giro tra le vie di Lecce.

Questa sera ci sono parecchi artisti di strada posizionati nei vari angoli della città e ci fermiamo a guardare qualche spettacolo.

Lecce

Piazza Duomo e la Basilica di Santa Croce lasciano senza parole con tutta la loro magnificenza di statue, paraste, fregi e capitelli ricchi di riccioli e decorazioni.

Piazza Duomo Lecce

Arriviamo in una piazza brulicante di ragazzi fuori da locali e ci fermiamo a bere qualcosa; ci perdiamo ancora un po’ tra le vie di Lecce e girando sempre senza cartina ci affidiamo al nostro orientamento per tornare alla macchina mentre programmiamo la nostra ultima giornata di sole, mare e ientu salentini. Decidiamo di andare sul sicuro e tornare a Punta della Suina.

Alla Suina conviene arrivare al mattino presto. La parte di spiaggia sabbiosa non è enorme e la gente che arriva verso le 10.00 è davvero tanta. A meno che non si voglia usufruire della spiaggia attrezzata consiglio di arrivare presto per poter trovare un posticino sulla sabbia e non nella parte rocciosa.

Punta della Suina

Punta della Suina

Domani saremo a Matera; io e Matteo decidiamo di festeggiare la vacanza regalandoci un ultima cena di pesce. Dopo la spiaggia andiamo ad acquistare dell’olio di oliva da portare a casa come fosse un trofeo; dopo la doccia ci prepariamo in fretta ma non abbiamo ancora pensato dove andare a mangiare. Usciamo disorganizzati, sappiamo che non possiamo rientrare tardissimo perché dobbiamo preparare le valige e l’indomani ci aspetterà il lungo viaggio di ritorno.

Appena usciti dal portone di casa, il nostro vicino di casa, un signore sulla sessantina, ci rimprovera con aria burbera sulla posizione della macchina parcheggiata: le stradine di Alliste sono strette e il camioncino dell’immondizia fa fatica a passare. Ci scusiamo e proprio mentre noi cerchiamo di dileguarci, Renato -così si presenta- inizia a chiacchierare. Come tutte le persone che abitano qui è perdutamente innamorato della sua terra e ci dice che il periodo migliore per venire da queste parti è da maggio a giugno, oppure da metà settembre a ottobre, quando “noncisonoituristi”. Pochi minuti dopo, quando scopre che dobbiamo ancora scegliere il ristorante per la cena, ci consiglia -quasi ordina- di andare giù al porto oppure all’Opodus a Capilungo, che “si spend giusto ed è bbuono!”, poi è di un suo amico! Così, prima ancora di poter avere il tempo di decidere, mi ritrovo il suo telefono appoggiato all’orecchio, con la chiamata inoltrata a un certo “Franco Opodus” con lui che mi dice in sottofondo: “..Devi prenotare!Perchè è sempre pieno là!”.

Vengo catapultata così dentro a “Benvenuti al Sud” e la mia testa mette in sottofondo la canzoncina di Norah Jones, Sunrise, colonna sonora del film. Non c’è niente da fare, l’ospitalità e il calore delle persone che abitano queste terre è invidiabile. Io e Matteo ci scambiamo un’occhiata veloce mentre al telefono sto prenotando il tavolo, sappiamo già entrambi che non ci pentiremo della scelta di Renato.

Arrivati a Capilungo scopriamo che in realtà il ristorante si chiama Octopus (effettivamente un nome molto più usuale per un ristorante di pesce) ma il risultato non cambia: usciamo a pancia piena e soddisfatti.

Octopus Capilungo

Uscendo ci fermiamo a Torre Suda alla “Festa dello Spumone” (…abbiamo già detto che ci piacciono le sagre?!?) che scopriamo essere un dolce semifreddo tipico della zona realizzato con pan di spagna, liquore, strati di gelato dai gusti differenti, scaglie di cioccolato fondente e pistacchi,mandorle e nocciole tritate. Buonissimo.

Matera. La prima impressione che ho avuto arrivando a Matera è di essere stata proiettata indietro nel tempo di mille anni. E di non essere neanche in Italia. Potrebbe benissimo essere una cittadina palestinese; sembra tutto statico, decadente, spento, stanco. Ha l’aria di essere uno di quei luoghi della Terra inospitali, in mezzo al nulla, nessun colore vivace, niente alberi, solo qualche cespuglio nato sullo strato superficiale di un terreno per lo più roccioso. E’ affascinante però.

Sassi di Matera

La città è suddivisa in tre antichi rioni detti appunto sassi: il Sasso Barisano, il Sasso Caveoso e il fulcro antico dell’abitato posizionato nella zona più elevata detto Civita. Il torrente Gravina scorre nella profonda fossa naturale che separa i Sassi dal Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri detto più semplicemente Parco della Murgia Materana.

Sassi di Matera

Tra le particolarità di questo insediamento ci sono i sistemi di raccolta delle acque, le cisterne e le chiese rupestri scavate nella roccia e affrescate fondate nell’Alto Medioevo.

Dopo lo sfollamento degli abitanti disposto per cause igienico sanitarie negli anni Cinquanta, oggi, fortunatamente, i Sassi si stanno recuperando, trasformando le antiche abitazioni scavate nel tufo in strutture ricettive: alberghi, Bed & Breakfast, ristoranti e locali. Nel 1993 sono stati dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO.

Sassi di Matera

Più saliamo e scendiamo per le sue stradine labirintiche che collegano tutte le vie dei rioni più ci sembra di essere in un presepe formato gigante.

Sassi di Matera

Sassi di Matera

Il sole sta scendendo, il tramonto scalda e ravviva leggermente il colore dei Sassi; ancora un’occhiata e ripartiamo per le nostre 8 ore di viaggio che ci riporteranno in Emilia.

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