Creta - Matala

Memorie dal labirinto. Frammenti di Creta.

È passato qualche tempo dal nostro viaggio a Creta: otto giorni in auto, per un giro completo dell’isola. Conservo ricordi pieni di vento, meraviglia e notti profumate di Mediterraneo. Se forse mi manca l’esattezza del dettaglio, tipica delle esperienze appena trascorse, ho però sensazioni vividissime e profonde, setacciate dalla memoria, lasciate maturare senza fretta, e penetrate come oli balsamici ben dentro ai miei pori. Ad aiutarmi nella ricostruzione del percorso, qualche provvidenziale appunto ritrovato. 


Giorno 1 – Dall’Aeroporto di Eraclio ad Arolithos.

L’aeroporto di Eraclio è minuscolo ma incredibilmente caotico. E l’impatto con la città, a dire il vero, non è dei migliori. Recuperata un’auto a noleggio, ci perdiamo un paio di volte prima di guadagnare l’uscita corretta e raggiungere il resort dove ceneremo e dormiremo per questa prima notte: Arolithos. Ricordo una sensazione ambigua di questo approdo arroccato sui colli e paragonabile – azzardando molto – a un nostro Grazzano Visconti: è una ricostruzione realistica, perlomeno nelle intenzioni, di un antico borgo medioevale. Oggi, forse, lo si definirebbe un albergo diffuso. Certo, è meraviglioso sguazzare in piscina al tramonto, con lo skyline cittadino a valle e qualche belato di capra che si diffonde intorno; ma è anche un poco grottesca l’idea di aver percorso tanti chilometri per ritrovarsi immersi dentro a un’immensa finzione scenica.

Creta - Arolithos

Ceniamo nella terrazza, tra alberi dai tronchi bianchissimi di calce, divertendoci a sbirciare le usanze di un matrimonio in grande stile, che si celebra proprio accanto a noi. Ordiniamo anche il dolce, sbagliando: dal secondo giorno in poi scopriremo che a Creta è usanza offrire un dolce a fine pasto, spesso composto da yogurt e frutta candita.

Giorno 2 – Dal Palazzo di Cnosso a Cania.

Abbiamo accettato un po’ controvoglia il consiglio scritto sulla nostra guida: farci assistere nella visita al Palazzo di Cnosso da una guida locale (guida in carne ed ossa, ovviamente). Eppure, dopo l’iniziale titubanza, ci siamo lasciati conquistare dalla passione con cui popolava di vita le rovine, affrescava i vezzi delle donne ed evocava scenografiche file di sacerdoti nella penombra dei corridoi, materializzando atleti ed entusiasmandosi per i giochi leggendari, quasi che si fossero conclusi appena il giorno prima. Infine ci ha descritto con dovizia di particolari persino il sorprendente sistema fognario, dotato di un metodo di diversificazione tra acque nere e piovane, incredibilmente all’avanguardia per l’epoca.

Creta - Palazzo di Cnosso

Appunti di viaggio: la Casa di Asterione e le colonne al contrario. 
1. La parola labirinto deriva dal termine con cui si indicava l’ascia bipenne, simbolo del potere di Cnosso, contrassegnato sulle pietre destinate a questo palazzo (Lo stesso simbolo si ritrova curiosamente anche in alcuni dolmen della Bretagna).

Cnosso, Ascia bipenne

2. Molto di quello che si vede a Cnosso è ricostruito. Non tutto, purtroppo, in modo fedele. In particolare, le colonne originarie erano in legno, con solo i capitelli in pietra. Venivano posizionate al contrario rispetto a come faremo oggi, con la base dal diametro più largo in alto, perché i tronchi ancora freschi non continuassero a radicare. Si rimane un poco delusi, va detto, nel verificare sul campo i temerari interventi di Evans, che tentò, con i mezzi e gli schemi mentali di allora, di rievocare l’atmosfera del palazzo ai profani, violentandone però l’autenticità.

Creta - Affresco nel palazzo di Cnosso
Uno dei tanti affreschi ricreati (l’originale è al museo di Eraclio, in ottima compagnia). Guardate i delfini: non sono simboli né semplici motivi decorativi, ma sono ricchi di dettagli e riferimenti precisissimi alla realtà. A me, con quei tocchi di giallo e quelle striature, ricordano in particolare le stenelle.

Dopo la visita al Palazzo di Cnosso facciamo tappa a Cania. È un dedalo di vicoli e resti veneziani, un mosaico di chiese ortodosse, campanili e minareti che a volte convivono nello stesso edificio.

Creta - Hania
Chiesea.
 Un campanile e un minareto ai lati opposti dello stesso edificio, che fu chiesa, poi moschea, poi di nuovo chiesa (ortodossa).

Trascorriamo un intenso pomeriggio tra scorci turchi, arabi e greci, per poi concederci una piccola gita al tramonto, su di una barchetta con il fondo di vetro per osservare i mille pesciolini multicolore, che rimandano alle molte ed eterogenee radici di questa meravigliosa città.

Creta - Hania

Ceniamo sul minuscolo tavolo all’aperto di un vivace locale, dove ci vengono offerti il primo Raki (credo non sia del tutto una castroneria definirlo come una variante isolana del più noto Ouzo) e il primo dolce di yogurt e arance candite. I gatti, padroni segreti dell’isola, si siedono ai nostri piedi, aspettando sicuri qualche boccone, con un muso più affusolato e selvatico dei nostri.

Creta - i gatti

Appunti di viaggio: un solo luogo, mille nomi diversi. 
Tutto, a quanto pare, è cominciato con il tentativo di semplificare i toponimi e renderli comprensibili agli europei. Nel farlo, Creta prese accordi un po’ con tutte le nazioni, per non far torto a nessuna. Così in alcuni casi si adottano criteri fonetici francesi, in altri portoghesi, in altri – se non sbaglio – inglesi; in altri casi ancora si fa un’insalata mista. Capita quindi di rimanere un poco spiazzati, perché la stessa città di Cania (in greco Χανιά) viene per esempio indicata anche come Chania, Hanea, Hanià, Kania, La Canea. E se vi inventate lì per lì un altro nome, è probabile che utilizzino anche quello. Il consiglio è di avere un minimo di elasticità, quando chiedete indicazioni per un luogo, ed essere pronti a fare associazioni fonetiche, per capire che si sta parlando proprio della vostra destinazione. Detto questo: credo che non ci sia modo migliore per sintetizzare le infinite anime di Cania, che affidarle a una serie interminabile di variazioni, quasi un esercizio di stile di Queneu. È sicuramente più corretto che tentare di imprigionarle in un solo, granitico, inespugnabile toponimo.

Giorno 3 – Il tesoro nascosto di Elafonisi, la scala dorata del Monastero, l’oro liquido di Rethymno.

 Elafonisi è un’isola microscopica, un paradiso minimo, un castello di sabbia e roccia, accessibile solo ad ardimentosi avventurieri disposti a superare ostacoli in grado di scoraggiare anche i più valorosi: la cinta muraria umana della folla perennemente brulicante sulla spiaggia e un fossato costituito da un tratto di mare, anch’esso gremito di variegata umanità. Come in un adventure game, l’isoletta si può raggiungere solo a piedi, dopo aver scovato un vero e proprio passaggio segreto: un camminamento sabbioso che attraversa le acque per così dire di soppiatto; bisogna un poco fidarsi, perché in qualche punto il livello del mare raggiunge il collo e costringe a procedere con le braccia sollevate, a proteggere gli zaini. L’isola di Elafonisi è allo stesso tempo un luogo materiale e una metafora di Creta: gli approdi più interessanti si trovano sempre un po’ oltre rispetto a dove penseresti di trovarli e vanno sempre un poco guadagnati, perché si dischiudano in tutta la loro meraviglia.

Creta - Elafonisi

Prima di affrontare il rientro sull’emozionante via panoramica che sale su su su, costeggiando tutta la costa ovest e offrendo scorci sublimi, abbiamo fatto tappa al Monastero di Chrisoskalitissas, costruito su di una rupe a picco sul mare. 

Creta - Monastero di Chrisoskalitissas

Una leggenda vuole che custodisse oro, e che forse un’intera scalinata fosse interamente dorata (il nome deriva proprio da questo scalone aureo) ma forse, onestamente, è più bello così: semplice, sobrio e biancazzurro. Un simbolo di Creta.

Creta - Monastero di Chrisoskalitissas

Rethymno, forse la città che ho amato di più in assoluto, è anche il luogo dove si produce una delle pochissime birre cretesi. A proposito: quasi tutti i turisti che arrivano a Creta ordinano Mythos o tuttalpiù Alpha, convinti di assaggiare un prodotto locale. Azzardo un paragone: è come se un tedesco in vacanza in Sardegna ordinasse una Moretti o una Forst, convinto di assaporare il frutto della terra isolana. La Mythos e l’Alpha sono birre greche, prodotte nel continente. Le birre cretesi sono la Charma Beer e la Brink’s, creata proprio da un tedesco che si trasferì qui anni fa. Non ha caratteristiche particolari, e anzi non è molto considerata tra gli amanti delle birre, ma non si può non assaggiare, una volta giunti qui. Ecco un appunto a riguardo.

Creta - Birra Brink's

Appunti di viaggio: Illuminati 
Mentre il sole percorre il declivio che porta sino alla Casa di Occidente, dove ancora una volta s’immolerà per noi, siamo stati illuminati su di un argomento molto più umano, ma non meno importante né miracoloso: la birra. Anche per questa bevanda a Creta esiste una mitologia specifica, che però ha origini recenti. Narrano i testi di un eroe proveniente da altri mondi (la Germania) che trovò dimora in quest’isola felice. Qui tramandò il suo sapere antico ed esoterico a una cerchia ristretta di iniziati, creando in pochi anni una birra prodotta secondo le millenarie trazioni germaniche, con cereali nati e coltivati a Creta, nutriti dal terreno, dall’acqua e dal fiero sole dell’isola. Il mito elenca, tra le molte peculiarità della bevanda, quella di riverberare nella notte un po’ di quella luce donatale dal sole.

Giorno 4 – Inseguendo il vento dalla necropoli di Armeni a Preveli Beach, da Spili fino ad Agia Gallini.

Il quarto è stato uno dei giorni più lunghi e intensi del viaggio. Inizia con una discesa nel regno dei defunti: la necropoli di Armeni è un’innumerevole serie di tagli nella roccia di differente profondità e grandezza. Alcuni sono davvero impressionanti: scendere i gradini nel buio e penetrare nella viscere più interne, anche se in pieno giorno, non è un’esperienza che lascia indifferenti.

Creta - Cimitero Armeni

Lungo la via che sale ripida e spaventosa verso Preveli, facciamo caso a un cartello surreale, proprio sul limitare di una gola a strapiombo, profonda centinaia di metri. L’indicazione – sembra uno scherzo – dice di scendere sotto il ciglio della strada. Se si è abbastanza matti per crederci, si scovano dei gradini scavati sulla parete rocciosa che scendono sfidando le frane, la gravità e il vento fortissimo che si incanala tra le rocce, fino a raggiungere una cappella bianca bianca, costruita proprio sotto a una cascata.

Creta - Cappella nella gola

Non la troverete su nessuna guida, nessuna cartina, nessun sito. Forse non esiste nemmeno, eppure l’abbiamo vista.

Verso Preveli - Creta

Per farvi un’idea dell’atmosfera, immaginate il fragore dell’acqua scrosciante e il ruggito insistente del vento, che sembra non cessare mai, causando frane di grossi macigni (se ne trovano diversi sul ciglio della strada). Probabilmente se non l’avessimo fotografata, avremmo pensato di averla sognata.

Creta - Cascata sotto la strada

La Palm Beach di Preveli è una delle spiagge più note del sud dell’isola. La fortuna è che il percorso tra le rocce per raggiungerla scoraggia diversi turisti, perciò l’abbiamo trovata un poco meno affollata di quanto ci saremmo aspettati. Si dice che non ci siano parole per descriverne la selvaggia bellezza e devo ammettere che è piuttosto difficile per gli occhi e il cervello mettere insieme, in uno solo paesaggio, il fiume che scende dal canyon e si getta nel Mar Libico, le rocce a picco sul mare, la sabbia fina e la foresta di palme dall’atmosfera tropicale. È uno scenario meraviglioso, davvero al limite dell’indescrivibile.

Creta - Praevali beach

A metà pomeriggio di questa giornata caleidoscopica e ricca di tappe e sensazioni diversissime, siamo approdati a Spili, un villaggio di montagna noto per la fontana di teste leonine di foggia veneziana, con l’acqua migliore di Creta. Anche noi, come tutti gli abitanti e i turisti, abbiamo riempito la nostra brava bottiglia e ci siamo arrampicati per le vie che salgono sulle colline, tra vecchie abitazioni e nuove villette, costruite con un certo rispetto (che non sempre è presente nel resto dell’isola) per la tradizione architettonica cretese.

Creta - Fontana di Spili

A Spili sorge anche un monastero che non può vantare la storia secolare di altri, ma che offre spazi, silenzi e preziosi tagli di luce.

Creta - Monastero di Spili

È ormai sera quando raggiungiamo Agia Gallini, una delle dimore predilette dal vento cretese. Spinti dalla sua forza e dalla sua tenacia, arranchiamo su fino alla rupe vertiginosa, a picco sul mare. Sulla cima, l’aria si infila come un serpente nelle maniche e sibila nelle orecchie, sovrasta ogni tentativo di dialogo e cerca di ipnotizzarci, per spingerci sempre più verso il ciglio. Due statue mute, fiere e potenti, materializzano la leggenda di Dedalo e Icaro che – si dice – spiccarono il tragico volo proprio da qui. È aggrappandoci alla loro storia, che ci risvegliamo dalla trance e usciamo vincitori dalla battaglia ingaggiata col vento. Poco distante scopriamo un concerto a lume di candela per pochi iniziati, custodito da una minuscola grotta scavata nella roccia che offre il riparo più sicuro dal demone d’aria incantatore, che regna sovrano su questa parte di Creta. 

Creta - Dedalo e Icaro

È un regalo inaspettato del viaggio, un modo meraviglioso per concludere questa bella giornata. Ho solo un minuscolo video di una manciata di secondi, per cui devo ringraziare il mio vecchio telefono.

Appunti di viaggio: guidare a Creta.
1. Sorpassare con la mossa. 
Il concetto di autostrada, a Creta come in altri luoghi, è molto più sfumato che in Italia. Accade che l’autostrada si trasformi all’improvviso in una strada a una sola corsia, che attraversi villaggi o che si affolli di cretesi festanti per una grigliata (organizzata ai margini della strada). Per questo, tra gli automobilisti, usa avvicinarsi alla macchina che s’intende sorpassare finché il pilota non si allarga sulla destra, entrando quasi per intero nella corsia d’emergenza. A quel punto, rigorosamente senza frecce, il sorpasso viene portato a termine anche e soprattutto in curva o altre condizioni di scarsa visibilità.

Guidare a Creta

2. Frane e strapiombi. Come immagini Creta? Ecco, è diversa. Creta non è una piatta landa sabbiosa con ulivi al centro. Al contrario, coste a parte, è caratterizzata da un entroterra decisamente montuoso, con uno splendido altipiano un tempo colonizzato dai celebri mulini a vento e vertiginose gole a strapiombo che incutono un certo timore. In molti punti le strade non hanno guardrail o ne hanno di molto esili. Inoltre, salendo, ci si imbatte spesso in rocce franate. Eppure i cretesi non sembrano curarsene molto, e guidano con estrema disinvoltura e sin troppa rapidità. Un po’ di attenzione è d’obbligo.

Le strade di Creta


Giorno 5 – Dalla mecca hippy di Matala ai segreti di Festo, dai miti di Gortina ai gatti di Myrtos.

 A Matala siamo arrivati senza aspettarci molto, più che altro perché ci sembrava insensato non dare un’occhiata, dal momento che eravamo in quella zona. La nostra guida non la indicava tra le tappe indimenticabili – purtroppo anche le buone guide sono costrette a creare appendici come La top ten oppure I luoghi da non perdere.

Creta - Matala

In realtà, oramai abbandonata dal circo mediatico che l’aveva ridotta a un parco divertimenti psichedelico, è uno dei luoghi che ci ha colpito di più: Matala è quanto di più simile ai nostri Sassi di Matera ci sia a Creta. Solo che queste bianche caverne preistoriche sono a picco su un mare verdeazzurro e, dopo essere state impiegate dai romani come tombe, sono state colonizzate dagli hyppie dei primissimi anni come abitazioni prive di affitto.

Creta - Matala

Cat Stevens, per esempio, ha vissuto a Matala e si dice dormisse proprio in una di queste insenature. Ci avrei tanto voluto dormire anche io, almeno dieci minuti, ma il viaggio chiamava.

Creta - Matala

(A Matala c’è anche una chiesetta scavata nella roccia, che quasi nessuno frequenta. Dovesse capitarvi.)

Creta - Chiesetta di Matala

È la volta di Festo, il secondo palazzo di Creta, dopo Cnosso. Non vanta le immaginifiche (e piuttosto controverse) ricostruzioni in cemento armato di Evans, ma è almeno altrettanto affascinante del più celebre cugino .

Creta - Festo

Va detto che i secondi a me stanno sempre più simpatici dei primi, ma Festo non si può davvero non visitare, anche perché è il luogo dove è stato ritrovato l’enigmatico disco – una delle star più fotografate del museo di Eraclio e più riprodotte nei magneti per il frigorifero – che ancora nessuno è stato in grado di decifrare.

Creta - Palazzo di Cnosso

Vi posso dire – credeteci o no – che un turista con un gps in mano continuava a girare su se stesso e a spostarsi di qui e di là, proprio sul sito del ritrovamento, come fosse un ghostbuster alla ricerca di energia ectoplasmica. Chissà cosa avrà scoperto.

Creta - Il disco di Festo

Dopo Matala e Festo, eccoci a Gortina. Qui ci si può imbattere nel leggendario platano che si sconvolse per aver visto Zeus amoreggiare con Europa. Aspettate, antefatto: a Matala Zeus amoreggiò con Europa sotto forma di toro, poi sotto questo platano le rivelò la sua identità. È proprio vero, è proprio lui, lo dice anche la targhetta. Rimase così male da queste scene che decise di non far più cadere a terra una sola foglia. O forse le foglie non cadono perché è un raro platano sempreverde (ce ne sono 50 a Creta)? Chi lo sa.

Gortina - Platano di Zeus ed Europa

Appunti di viaggio: Gortina e quel senso d’inquietudine
Gortina è una delle tappe più interessanti e a mio parere significative per capire qualcosa di Creta. È un sito archeologico allo stesso tempo meraviglioso e sconcertante. Funziona così: arrivate e pagate 4 euro per visitare i resti che testimoniamo il rapporto privilegiato che questa città aveva con i romani. Ci sono anche un codice che regolamenta diritti e doveri, celebre per la sua modernità, una chiesa di origine bizantina e il leggendario platano che vide Zeus amoreggiare con Europa. Il sito è davvero splendido ma, lo ammetto, non enorme.

Creta - Il codice di Gortina

Quello che nessun addetto ti dice, che i cartelli indicano a malapena (e solo in senso contrario di marcia) e che se ho potuto vedere è esclusivamente merito della guida che avevo letto è che, dall’altra parte della strada, ben nascosto da sentieri che si perdono, rifiuti, campi coltivati, resti di ciottoli e muretti romani che si calpestano come fossero fango, c’è lo straordinario tempio di Apollo. È semplicemente immenso e sconvolgente, immerso tra i colli e gli ulivi.

Quello che fa rabbia, è la sensazione di abbandono e, anzi, quasi di clandestinità: per tutto il tempo, mentre lo guardi, ti aspetti che qualcuno – un contadino, un inserviente, un poliziotto – sopraggiunga all’improvviso dicendoti che stai calpestando un suolo privato, che stai facendo qualcosa che non va, che sei in un luogo dove non dovresti trovarti. Sì, esatto, la sensazione è quella. E contrasta non poco con la meraviglia di quello che si sta osservando, abbandonato a se stesso e strutturato quasi per scoraggiare i visitatori.

Gortina - Tempio di Apollo

Una foto rubata in una locanda a Myrtos, un paesino ai piedi dei monti del sud, a qualche chilometro da Ierapetra. È qui che abbiamo consumato una delle migliori cene del viaggio, con profumatissime pietanze di riso speziato avvolto in foglie di vite, e abbiamo incontrato alcuni dei gatti più simpatici dell’isola.

Creta - I gatti di Mirtos


Giorno 6 – Da Ierapetra ad Agios Nicolaus, fino a Sitia.

Ierapetra è una città del sud che vive di forti contrasti. Per raggiungerla è necessario passare attraverso una periferia squallida, sporca e lasciata andare, piena di serre in plastica. Se non avessi letto espressamente su una guida le parole Non lasciatevi scoraggiare devo ammettere che forse, in effetti, mi sarei lasciato scoraggiare.

Creta - Ierapetra

Invece Ierapetra merita una visita: il lungo mare con le spiagge sabbiose all’ombra di fronde sempreverdi, la fortezza che domina il mare, l’intrico di vie dai profumi arabi della città vecchia e la casa in cui la leggenda vuole abbia dormito Napoleone; peccato averla vissuta solo per un giorno.

Creta - Ierapetra, rifugio di Napoleone

Agios Nikolaus (il termine significa semplicemente San Nicola) è un paese di costruzione recente. Perché intrattenersi qui qualche ora?

Creta - Agios Nicolaus

Perché regala delle viste splendide sul mare, perché è costruito su di un curioso lago interno che comunica con il porto e per diverse altre caratteristiche interessanti, tra cui il monumento a un’eroina cretese che combatté per l’indipendenza travestita da uomo, e il ristorante Chrisofyillis (o come cavolo si scrive!) dove abbiamo mangiato forse le più buone mezedes dell’isola.

Creta - Ristorante Chrisofyillis

Infine, abbiamo concluso la tappa a Sitia, un luogo strategico per raggiungere le mete del nord est.

Giorno 7 – Dal Moni Toplou alla Spiaggia di Vai.

Nei giorni sanguinosi dell’indipendenza dagli ottomani, il nord ovest dell’isola era presidiato dal monastero Moni Toplou. Qui come altrove, per esempio nel Moni Preveli, si trovano armi esposte con disinvoltura insieme a testi sacri e icone: a creta la figura del monaco combattente è molto sentita e molto popolare.

Creta - Moni Toplou

In particolare, ricordo con chiarezza un cartello che indica i fucili esposti nel monastero come strumenti per la libertà. Per quanto vada tenuta in considerazione la complessità storica e sociale, la cosa fa un certo effetto.

Creta - Moni Toplou, dettaglio mulino
Un ingranaggio dell’antico mulino a vento. Una volta Creta ne era piena

A Vai si trova un’altra meravigliosa spiaggia di Palme, situata esattamente dalla parte opposta dell’isola rispetto all’altrettanto famosa Elafonisi. Qui, dopo i molti chilometri trascorsi nei giorni precedenti e le numerose e intense sensazioni da metabolizzare, ci siamo concessi un po’ di tempo per il relax e lo snorkeling.

Creta - Spiaggia di Vai

Infine, dirigendoci verso Eraclio, ci imbattiamo in una chiesetta a due passi – due – dal mare. Senza nessun paese, nessuna casa, nessun abitante intorno. Chiusa, ovviamente. Ci sono solo il vento, il mare e le rocce ad ascoltare la sua campana. Assomiglia quasi a un Lego costruito per gioco sulla spiaggia.

Creta - Chiesa sulla via per Eraclio

Appunti di viaggio: l’altro Minotauro (mezzo robot e mezzo Achille).
Perché Creta non aveva mura? La mitologia dice che non ne aveva bisogno: era difesa da un colossale e invincibile automa di bronzo, chiamato Talos. Fu sconfitto sfruttando il suo unico punto debole: togliendo dal suo piede il chiodo di ferro che impediva la fuoriuscita del suo sangue divino. Altro che Blade Runner.


Giorno 8 – Eraclio.

E infine, eccoci di nuovo a Eraclio, la capitale dove tutto approda. Approdano le navi, approdano gli aerei, approdano i turisti e approdano praticamente tutti i ritrovamenti storici degni di interesse, in uno dei musei più importanti di tutta la Grecia. 

Eraclio - Museo

Che però, sfortunatamente, è chiuso da diversi anni. Allo stesso prezzo del biglietto intero (per fortuna si parla comunque di cifre alla portata) si possono visitare due sale temporanee che ormai sono temporanee dall’eternità.

Eraclio - Museo

Ma Eraclio non è solo un meraviglioso museo con il caos attorno. È una città molto piacevole da vivere. Tra i ricordi che mi sono rimasti nelle cellule, ci sono i  cosiddetti Cani di quartiere: non sono randagi né hanno un padrone. Sono cani abituati all’uomo, che girano liberi per i quartieri, addormentandosi dove trovano un po’ di ombra, incuranti della folla, adottati da interi isolati. Sono innocui e docili anche perché sanno che dagli uomini dipende il loro sostentamento. Non mi è capitato di notare mai mamme impaurite o bambini terrorizzati o padri stizziti, nemmeno tra i turisti, vedendo questi cani – anche di grossa taglia – aggirarsi per i parchi pubblici. Strano come i cervelli si settino su coordinate differenti, ho pensato. Un cane che gira senza guinzaglio e museruola in un nostro parco cittadino costituirebbe una mezza catastrofe e i cronisti locali ne scriverebbero per settimane. Qui invece, dato che per tutti è normale, nessuno se ne preoccupa.

Creta - Eraclio, cane di quartiere

E infine, dopo una saporita bougatsa – un dolce tipico che ricorda vagamente le seadas sarde – e un’ultima occhiata al tramonto sulla fortezza veneziana che domina il porto, usciamo dal nostro labirinto: il viaggio è terminato.

Creta - Eraclio

Appunti di viaggio: la microcolossalità.
Avete presente quella storia del pesce rosso che cresce in base alla grandezza del contenitire? Nessuno però dice mai che non è detto che crescendo diventi anche migliore. A me, per esempio, i pesci rossi grandi come carpe che sguazzano nei laghetti di Londra fanno un po’ impressione. Ecco, noi siamo mediterranei, tutta la nostra storia, tutta la nostra cultura si è formata in un mare piccolo come un lago. Siamo piccoli. Bassi, agili, brevilinei. L’Italia è un paese minuscolo, appena un’appendice di terra. Ma è in questa sua piccolezza che trova la sua magnificenza: una varietà, una molteplicità, una pluralità di micromondi infiniti, sempre più piccoli e sempre diversi l’uno dall’altro. A Creta l’identità mediterranea è vivissima in ogni dove. Il palazzo di Cnosso non è colossale, tutt’altro: è il trionfo della piccolezza, della minuzia, della perfezione del dettaglio. Il trono è minuscolo, il teatro è microscopico, i viali sacri così stretti che erano percorsi da una sola persona alla volta. A Creta, oggi, le case sono piccole, le porte piccolissime, i piatti al ristorante hanno orgogliosamente un diametro di 30 centimetri, i bicchieri sembrano quelli da amaro. Ai cretesi piace mangiare spiluccando mezedes: una grande varietà di stuzzichini serviti in piccole porzioni. Sarà che sono basso di statura, ma istintivamente provo simpatia e trovo molto più sensato questo atteggiamento, più vero, più somigliante a quello che siamo, rispetto alle porzioni xxl o ai dolci serviti decentrati su piatti vichinghi grandi come tutta la tavola, che fanno tanto chic ma c’entrano più con la Big Apple e con la Svezia fai da te, che con noi.

 Eraclio - Porto

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