Torrechiara

Andar per castelli in autunno. Torri merlate, prodotti doc e foliage.

Gite fuori porta alla scoperta dei castelli di Torrechiara, Castell’Arquato e Vigoleno.
Questi tre castelli si trovano tra le province di Parma e Piacenza. Per chi abita in Emilia sono mete perfette per gite fuori porta di mezza o una giornata da vivere tra storia, natura e prodotti tipici di ottima qualità. Noi siamo stati a Torrechiara in mezza giornata, mentre abbiamo unito le visite di Castell’Arquato e Vigoleno, essendo a una ventina di chilometri l’una dall’altra.


Il castello di Torrechiara

Decisa la meta, partiamo subito dopo pranzo verso il Castello di Torrechiara che dista circa un’oretta da casa nostra. Lungo il percorso non riusciamo a ignorare il segno dell’autunno sulla vegetazione e ci fermiamo un paio di volte, rapiti dalle sfumature dei numerosi vigneti di Quattro Castella: sembrano la tavolozza di un pittore carica di colori a olio che virano dal verde, al giallo e al rosso intenso. Tra i filari di vite sbuca anche un capriolo con la sua innata eleganza: un quadro talmente perfetto da sembrare quasi finto.

Vigne di Quattro Castella

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Arrivati a Torrechiara nel pomeriggio, decidiamo di non entrare subito al Castello, ma di godercelo nel suo panorama di colline parmensi prima che tramonti il sole. Percorriamo in macchina una stradina che sale verso i colli che fanno da corona alla fortezza e, senza sapere bene dove andare, ogni tanto ci fermiamo e invadiamo qualche campo che ci accoglie con quella tipica malinconia delle giornate autunnali un po’ offuscate da un leggero velo di nebbia.

Torrechiara

In ogni caso ci innamoriamo subito sia della vista mozzafiato che si può scorgere da queste terrazze panoramiche, che dei colori che l’autunno ci dona. Dopo aver scattato qualche foto decidiamo di andare verso il castello per una visita all’interno.

Il castello di Torrechiara si erge in una posizione elevata e dominante rispetto al resto del territorio circostante e presenta tre cerchia di mura a dimostrare la sua originaria funzione di struttura difensiva. All’interno della prima cerchia muraria il borgo ospita qualche localino in cui si possono gustare i prodotti tipici della zona: insaccati, formaggi, vini. Un signore ci aspetta sulla porta della sua vendita diretta di Lambrusco e mentre ci offre qualche degustazione delle sue bottiglie, ci mostra le foto appese alle pareti della cantina che ritraggono il castello nei diversi periodi dell’anno. Me ne rimangono impresse due in particolare: una con un campo di papaveri in fiore ai piedi dell’edificio e un’altra – uno scatto bellissimo – che mostra il castello immerso in un banco di  nebbia. Fanno venire voglia di tornare in ogni stagione, per poter ammirare quelle luci e quel paesaggio sempre differenti che sembrano mutare anche i colori del castello stesso.

Il signore del Lambrusco ci racconta anche qualche chicca su Torrechiara, con l’entusiasmo che può avere solo chi ama il luogo in cui è nato e cresciuto. Scopriamo così che il castello è stato usato come set cinematografico di uno dei film che almeno una volta nella vita tutti abbiamo visto: Ladyhawke di Richard Donner, interpretato da Michelle PfeifferMatthew Broderick Rutger Hauer.

Ladyhawke

Finalmente entriamo all’interno della fortezza, pagando il biglietto d’ingresso: 3 euro.

Torrechiara

Il nome Torrechiara deriva dal corrispettivo, nel dialetto parmense, del verbo torchiare ovvero pestare e spremere qualcosa in un torchio. La zona infatti è ricca di vigneti e la rocca era il luogo dove si produceva e si immagazzinava il vino. Fu fatto costruire da Pier Maria II de’ Rossi a metà del 1400 e fin dall’inizio doveva servire non solo come struttura difensiva ma anche come dimora isolata del Conte e della sua amante, Bianca Pellegrini di Arluno. A dimostrazione del fatto che il castello non fungesse solamente da struttura militare ma anche da abitazione, sono gli interni, finemente decorati con affreschi principalmente a temi naturalistici, fantastici e a grottesche. La stanza che colpisce certamente di più è la Camera d’Oro e la ricchezza dei suoi affreschi, che dovevano celebrare la storia d’amore tra il Conte Pier Maria e Bianca Pellegrini.

Torrechiara

Scopriamo che Torrechiara è considerato uno degli esempi più significativi e meglio conservati dell’architettura castellare italiana poiché unisce elementi del Medioevo a quelli del Rinascimento. Arrivati quasi alla fine della visita interna, ci soffermiamo per qualche minuto in una delle terrazze ospitate sulle torri angolari e ci godiamo un tramonto un po’ appannato dalle nuvole e dalla nebbia, ma che porta con sé e ci avvolge in quella quiete di una perfetta giornata di fine ottobre.

Torrechiara

Torrechiara

Al rientro ci fermiamo qualche minuto a Quattro Castella, per vedere la facciata della Chiesa di Sant’Antonio Martire che sorge sui ruderi di una antica chiesa matildica e restaurata, secondo l’epigrafe incisa sulla pietra e incastonata all’interno della chiesa all’altez­za del primo capitello di destra, nel 1112.

Sant'Antonio Martire

Quattro Castella

Ormai è tardi, ci avviamo alla macchina e, camminando tra le foglie scricchiolanti, ci ricordiamo di uno dei più bei tramonti mai visti, proprio qui vicino, al Parco di Roncolo, l’inverno passato.

Roncolo


Castell’Arquato e Castello di Vigoleno

I borghi di Castell’Arquato e Vigoleno fanno parte del circuito de “I Borghi più belli d’Italia”. Sono immersi tra le colline e i vigneti piacentini e noi li abbiamo visitati entrambi in giornata.

Castell’Arquato si trova a circa 30 km da Piacenza e ed è arroccato lungo la collina in posizione dominante rispetto a tutto il territorio circostante. Già qualche chilometro prima dell’arrivo vediamo le torri merlate del castello svettare alte rispetto al resto dell’abitato, quasi a voler mettere in chiaro subito chi è la vera star del borgo.

Castell'Arquato

Parcheggiato, iniziamo a salire tra le viuzze di ciottoli fiancheggiate da case realizzate in mattoni rossi. In alcune vie, questi, lasciano il posto a palazzi più ricchi in sasso che ci ricordano tanto gli splendidi borghi toscani.

Castell'Arquato

Castell'Arquato

Castell'Arquato

Dopo pochi minuti, più per curiosità che per passione, ci infiliamo dentro le Grotte Santo Spirito nella galleria d’arte contemporanea curata da Ivo Casana, che scopriamo essere anche lo scultore delle affascinanti opere in legno presenti all’interno della mostra. Definito lo Scultore dell’amore, è impressionante come riesca a plasmare questi longilinei corpi femminili dai grezzi tronchi che spesso si possono notare alla base delle opere, quasi a mostrare la nascita della scultura stessa. Non sono riuscita a trovare molte informazioni, ma qualche sua opera si può vedere qui: https://www.facebook.com/ivocasanascultura/timeline.

Usciti, saliamo fino alla sommità del colle, in cui si apre la piazza di Castell’Arquato con le sue architetture più importanti: la Rocca Viscontea, eretta da Luchino Visconti nella prima metà del 1300 con le sue quattro torri; la Collegiata di santa Maria, già esistente come pieve battesimale nell’VII secolo e il Palazzo del Podestà.

Castell'Arquato

Castell'Arquato

Ci riposiamo un po’ in un piccolo giardinetto da cui si ha la vista di tutta la vallata e, affamati, ci mettiamo alla ricerca di un posto in cui pranzare. Guardando su Tripadvisor troviamo tanti ristoranti con ottime recensioni ma non abbiamo voglia di stare seduti delle ore e spendere troppo, così seguiamo il nostro istinto e ci ributtiamo tra le stradine del paese.

Appena fuori dalla piazza principale scoviamo un localino che sembra cucito su misura per noi. In realtà, più che un locale, è un negozio di salumi e prodotti locali che improvvisa una manciata di proposte per pranzi veloci. La Bottega del Suino d’Oro, così si chiama, non offre una gran scelta: panini con affettati, taglieri di salumi, formaggi e sottoli sono però di primissima qualità.

Bottega del Suino d'Oro

Dopo pranzo ci rimettiamo in viaggio direzione Vigoleno, che si raggiunge in una mezzoretta d’auto partendo da Torrechiara. La foschia autunnale, i mille colori delle lussureggianti colline piacentine quasi interamente coltivate a vigneti e i campi rossastri arati in preparazione dell’inverno ci accompagnano fino a destinazione.

Colli piacentini

Colli piacentini

Vigoleno è una piccola fortezza completamente racchiusa nella cinta muraria merlata e ben rappresenta le strutture di castelli medievali che ricordo disegnate come sezioni sui libri di scuola.

Vigoleno

Le mura di difesa, l’accesso alla fortificazione un tempo dotato di ponte levatoio, la piazza con il pozzo e la cisterna di raccolta dell’acqua per le necessità degli abitanti, il forno, i depositi di farina e vino, il castello, l’oratorio, la chiesa e le case rurali compongono un microcosmo perfettamente autosufficiente.

Vigoleno

Vigoleno

Tutt’intorno le vallate, sfruttate per le attività necessarie per il sostentamento degli abitanti di questo perfetto esempio di logica abitativa medievale.

Il legame con il territorio circostante e le condizioni climatiche particolarmente favorevoli alla coltivazione della vite sono ed erano talmente forti che, in passato, hanno contribuito alla nascita del toponimo “Vigoleno” che sembra derivare da una forma latina che significa appunto “luogo consacrato a Bacco.

Il castello è visitabile a pagamento, sia con visite guidate che senza, e permette anche la salita al camminamento di ronda (il percorso nascosto a scopo difensivo dietro le merlature).

Giriamo un po’ per le brevi viuzze del borgo e ci ritroviamo tra gli invitati di un matrimonio che aspettano gli sposi davanti alla chiesa; effettivamente l’idea di imbucarci al ricevimento nei giardini del castello ci alletta parecchio, ma la nostra tenuta da escursione domenicale non ci renderebbe minimamente credibili. Troviamo, nascosto dietro le case, un piccolo e curato giardino che si affaccia sui colli e terminiamo con questo panorama la nostra gita fuori porta.

Vigoleno

Ecco una mappa che mostra i luoghi visitati e le distanze in automobile per raggiungerli.

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