Chichén Itza

9 giorni fra Yucatan, Quintana Roo e Mar de Caribe. Una cartolina dal Messico

Gli Estados Unidos Mexicanos si estendono su una superficie molto vasta e comprendono gli stati della Baja California, Baja California Sur, Sonora, Chihuahua, Coahuila, Nuevo León, Tamaulipas, Sinaloa, Durando, Zacatecas, Nayarit, Aguascalientes, San Luis Potosí, Jalisco, Guanajiuato, Colima, Querétaro, Hidalgo, Michoacán, México, Tlaxcala, Puebla, Morelos, Guerrereo, Oaxa, Veracruz, Tabasco, Chiapas, Campece, Yucatan e Quintana Roo.

La diversità di latitudini e altitudini, l’affaccio di alcuni stati sull’Oceano Pacifico e di altri sul Golfo del Messico determinano una grande diversità climatica fra le varie zone del paese.

Quando andare _ Il periodo migliore per visitare il Messico è sicuramente quello che va novembre a maggio, per evitare il periodo delle piogge, che in alcuni mesi culmina con violenti temporali e uragani che si abbattono sul territorio. La Penisola dello Yucatan, che è quella che abbiamo visitato noi, ha un clima tropicale: piovosa e afosa da giugno a ottobre, una stagione fresca da novembre a febbraio (la più indicata per visitare i siti Maya), e una stagione molto calda da marzo a maggio.

Noi ci siamo state a metà maggio, quindi al principio della stagione delle piogge, ma abbiamo avuto fortuna ed abbiamo trovato un clima soleggiato durante tutta la nostra permanenza: temperature molto elevate, umidità altissima e un solo acquazzone pomeridiano di un paio d’ore. In ogni caso, se l’intenzione è quella di visitare i siti archeologici, è consigliabile scegliere uno dei mesi della stagione fresca per poter effettuare le visite e i percorsi con più tranquillità senza l’afa e il caldo spossanti dei mesi successivi. Per avere più informazioni potete guardare qui.

Documenti necessari _ Passaporto con validità residua di almeno sei mesi al momento dell’ingresso e visto turistico da compilare sull’aereo.

Lingua _ Spagnolo

Valuta _ Pesos messicani

Fuso Orario _ Il fuso orario dipende dalla zona. Per la Penisola dello Yucatan è di -7 ore rispetto all’Italia.

Vaccinazioni obbligatorie _ Nessuna

Segnalazioni _ Sono presenti diversi fenomeni di criminalità legati al contrabbando di droga e di armi. Il Messico è sia produttore di stupefacenti che paese di transito per narcotrafficanti, data la sua posizione geografica, dai paesi del Sud America verso gli Stati Uniti e questo provoca numerosi scontri tra le forze armate e i contrabbandieri. I messicani, inoltre, hanno il diritto costituzionale di possedere armi da fuoco ma l’acquisto legale è estremamente difficile; si è fortemente sviluppato così il traffico illegale di armi. Nella Penisola dello Yucatan la criminalità è legata per lo più a piccoli furti a discapito dei turisti, è quindi consigliabile mantenersi nei luoghi più frequentati e non percorrere da soli zone isolate. Per avere maggiori informazioni sulla sicurezza, sulla situazione sanitaria e sulla mobilità è possibile guardare qui sul sito della Farnesina.

Questa è stata la nostra esperienza:

GIORNO 1 _ Il viaggio e la sistemazione in villaggio

Bagagli alla mano e sogni in testa partiamo in auto da Modena all’Aeroporto di Milano Malpensa dove ci aspetta l’aereo che ci porterà a Roma Fiumicino, stazione di partenza del volo diretto per il Messico. Fatte le prime due tappe della nostra tabella di marcia, finalmente saliamo sull’aereo che ci porterà, in 11 ore senza scali, a Cancún.

La lunga traversata dell’Atlantico è fatta di sogni, paesaggi immaginati, aspettative e speranze. Sorvoliamo l’Arcipelago delle Bermude, l’aereo si abbassa di quota per permetterci una visuale migliore e a noi sembra quasi di essere arrivati perchè iniziamo a vedere le isole e le prime sfumature azzurre dell’Oceano; in realtà, da qui, mancano ancora sei ore di volo.

Arcipelago delle Bermuda

Arrivati all’Aeroporto di Cancún, prendiamo i bagagli e saliamo sul pullman che in un’ora ci porterà al nostro villaggio a Playa del Carmen.

Info pratiche: il controllo dei bagagli all’aeroporto di Cancún è differente da quello a cui siamo abituati normalmente. Si arriva davanti ad una specie di semaforo e si deve premere un pulsante: se diventa verde si può passare senza dover effettuare alcun controllo, se diventa rosso i vigilanti procederanno all’apertura e al controllo delle valige.

Finalmente arriviamo a Playa de Carmen e notiamo subito che il paese è racchiuso in una zona costantemente sorvegliata da guardie armate. Anche all’ingresso del villaggio ci sono un paio di guardie che fermano e controllano tutti i bus in entrata. Questo ci impressiona un po’ e ci fa tornare in mente le problematiche di contrabbando di armi e droga di cui avevamo tanto letto su internet. In realtà, per tutta la durata del soggiorno, non abbiamo mai avvertito la sensazione di pericolo; va anche detto che quasi sempre abbiamo scelto rotte piuttosto turistiche e solamente una volta ci siamo avventurate da sole alla ricerca di una spiaggia paradisiaca.

Nonostante la nostra intenzione sia quella di sfruttare il villaggio solamente come base bisogna dire che la nostra scelta, avendo trovato una buona offerta, si rivelerà azzeccata perché ci permetterà, nella nostra breve vacanza, di visitare un sacco di luoghi senza doverci preoccupare giorno per giorno di trovare un albergo, scegliere ristoranti, pensare ai trasporti o noleggiare una macchina.

Il villaggio Bravo Viva Atzeca, sicuramente non tra i più lussuosi della zona, è comunque molto accogliente, non dispersivo e ben strutturato. Camere e ristoranti puliti e ben curati, così come le aree esterne della piscina e della spiaggia. Il giardino era sempre animato da simpatici Coati, simili a procioni con la coda allungata, Agouti (in Messico chiamati Sereque), grossi roditori caratteristici delle aree dell’America Centrale e Meridionale e da Iguane.

Villaggio Viva Atzeca

Siamo stanche dal viaggio ma la voglia di scoprire il Mexico è troppa: sistemiamo i bagagli e ci fiondiamo in spiaggia per un tuffo in un mare che più azzurro non si può.

Playa del Carmen

Playa del Carmen

Ci organizziamo per i giorni successivi e prenotiamo le escursioni alle meraviglie che ci hanno fatto arrivare fino qui e che vogliamo vedere a tutti i costi: la visita di alcuni tra siti archeologici Maya più importanti del Messico e qualche percorso alla scoperta delle riserve naturali della Penisola dello Yucatan.

GIORNO 2 _ escursione alla riserva naturale di Rio Lagartos e al sito archeologico di Ek Balam

La sveglia suona presto e partiamo con un pulmino, insieme ad una decina di persone, verso la Riserva Naturale di Rio Lagartos. Questa non è sicuramente tra le escursioni più richieste dai turisti che soggiornano a Playacar, infatti, da qui, il sito naturalistico dista circa tre ore.

Arrivati, veniamo accolti dalla guida messicana che ci accompagnerà per l’intera giornata, Roxana, una ragazza messicana simpaticissima che se la cava molto bene anche con l’italiano. Formati i gruppi, ci dividiamo su un paio di lance e sfrecciamo veloci lungo il Rio, che non sembra avere il fondale molto profondo dato il colore verdastro e fangoso dell’acqua.

Rio Lagartos

Le sponde del fiume si allargano sempre di più fino ad arrivare ad uno slargo in cui avvistiamo in lontananza una colonia di flamingos. Le lance spengono i motori e ci avviciniamo silenziosamente al gruppo di elegantissimi fenicotteri rosa. Rimaniamo fermi ad osservarli mentre la nostra guida ci spiega come, lì nei paraggi, ci siano delle saline popolate da alghe rossastre, di cui si nutrono i gamberetti che diventano così di colore rosa, che vengono a loro volta mangiati dai fenicotteri che assumono il tipico color salmone.

Fenicotteri Rio Lagartos

Fenicotteri Rio Lagartos

Le saline di Rio Lagartos hanno un’acqua il 40% più salata di quella del mare, che permette un “effetto simil Mar Morto”; passiamo così il resto della mattinata a galleggiare in queste acque la cui caratteristica più impressionante rimane comunque il colore. Le sfumature rosa, porpora e violacee spiccano in netto contrasto con l’acqua verde del Rio e il bianco accecante delle rive.

Saline di Rio Lagartos

Saline di Rio Lagartos

Saline di Rio Lagartos

Dopo il bagno salato, Roxana ci invita a provare i fanghi con proprietà purificanti per la pelle che si possono fare con la fanghiglia bianca che si trova scavando dei buchi appena sotto la crosta di terra secca su cui fino a poco prima stavamo camminando. Il risultato è comico: diventiamo tutti mummie bianche che vagano e si mimetizzano nel paesaggio ma, la cosa esilarante, è che ripartiamo alla ricerca del coccodrillo in queste condizioni.

Fanghi Rio Lagartos

Fanghi Rio Lagartos

Ci ridividiamo sulle due lance e ci inoltriamo nel labirinto di canali di acqua verdastra che si snodano tra le radici intrecciate di mangrovie. Quello che troviamo è però uno scenario fortemente danneggiato dell’Uragano Isidore che nel 2002 distrusse buona parte della vegetazione. Dopo una decina d’anni le mangrovie stanno lentamente ricrescendo e riprendendosi i loro spazi.

Mangrovie Rio Lagartos

Mangrovie Rio Lagartos

Pellicano

Lungo il tragitto avvistiamo qualche grosso formicaio tra le radici secche delle mangrovie, alcuni cormorani, un pellicano e un falco nero, poi finalmente, arriva lui.

Coccodrillo

Il coccodrillo ci viene incontro -seppur mantenendo sempre una certa distanza di sicurezza- e si mostra in tutta la sua letale bellezza: sinuoso, lento, con il muso allungato e gli occhi ambrati a pelo d’acqua. Per un attimo ci siamo sentiti dentro ad un documentario di Piero Angela, ma vista da fuori, la cosa, non deve essere sembrata altrettanto poetica dato che eravamo ancora tutti ricoperti dal fango secco.

Richiamati dalla nostra guida per ridistribuire il peso sulla barchetta ed evitare di affondare, continuiamo il nostro tragitto e arriviamo in un punto in cui gli stretti canali si aprono in una foce diretta verso il mare su cui si affaccia il villaggio di Rio Lagartos. Scendiamo dalle lance in un punto in cui il fondale è basso e ci puliamo dalla fanghiglia bianca. Adesso l’acqua ha delle sfumature e dei colori bellissimi che brillano alla luce della giornata soleggiata. Roxana mi trova, praticamente sotto i piedi, una creatura di cui prima non conoscevo nemmeno l’esistenza: il Limulo. Dall’aspetto corazzato potrebbe assomigliare ad un granchio è, invece, più vicino alle famiglie degli aracnidi (ragni e scorpioni). In realtà fa parte della famiglia dei Merostomi il cui significato è letteralmente “coda a spada”, ed è l’unica specie rimasta in quanto tutti i suoi “parenti” risultano estinti. Effettivamente il Limulo viene considerato un fossile vivente in quanto risale a 200 milioni di anni fa e pare che da allora la sua struttura non abbia subito evoluzioni.

Limulo

Il paese di Rio Lagartos é un piccolo villaggio di pescatori formato da case squadrate, basse e colorate; noi pranziamo in un locale lungo la via che affaccia sul mare. Più che un ristorante classico si tratta di un locale coperto da una grossa capanna realizzata con tronchi di legno e il tetto di paglia in cui non c’è nemmeno il pavimento. Il selciato è formato da sabbia e piccolissime conchiglie bianche. Mangiamo qui uno di pasti più buoni di tutta la vacanza: pesce fresco e tortillas ripiene di queso e pescado.

Rio Lagartos

Rio Lagartos

Riprendiamo il piccolo bus, direzione Ek’Balam. Il sito archeologico di Ek’Balam, il cui nome in lingua Maya significa “giaguaro nero”, risale al 300 a.C. ed è formata da 45 edifici racchiusi tra la cinta murarie in pietra. Il nome deriva dalle numerose decorazioni e statue rinvenute raffiguranti il giaguaro, rappresentazione dedicata a Kinieh-Ahau, Dio del Sole che di notte si trasformava, appunto, in giaguaro nero.

Ek Balam

L’edificio principale, chiamato Acropolis, è il più grande del sito con i suoi 162 m di lunghezza, 68 di larghezza e 32 di altezza e le sue decorazioni sono tra le meglio conservate dell’area Maya. Lo stile degli ornamenti è naturalista ed esprime in maniera realistica e con proporzioni corrette animali, divinità, esseri umani e mitologici.

Ek Balam

Ek Balam

Ek Balam

Salendo sulla cima dell’Acropoli ci si accorge che è molto più alta di quel che non sembri; dall’alto si ha la visuale su tutto il complesso archeologico e, tutt’attorno, solamente chilometri e chilometri di giungla verdissima.

Ek Balam

Sulla via del ritorno ci fermiamo in un piccolo villaggio indigeno in mezzo alla foresta. I bambini giocano scalzi per la strada e una signora prepara sul momento tortillas calde da offrirci. Queste soste permettono ai turisti di sostenere l’economia locale scoprendo le abitudini e i modi di vivere di queste popolazioni, ancora così lontane dalla nostra quotidianità.

Villaggio giungla messico

Villaggio giungla messico

Villaggio giungla messico

Villaggio giungla Messico

GIORNO 3 _ Chichén Itzá e Cenote Il-Kil

Chichén Itzá è sicuramente uno fra i siti archeologici più suggestivi e famosi di tutto il mondo. Nel 2000 è stato anche scelto e inserito fra le Sette Meraviglie del Mondo Moderno, oltre che essere Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Tra l’800 e il 1200 d.C. fu il centro politico, militare e religioso di tutto lo Yucatan. La città era formata da numerosi edifici ma i più spettacolari rimangono sicuramente la Piramide di Kukulkan (el Castillo), l’Osservatorio astronomico (el Caracol), il Tempio dei Guerrieri e il campo da gioco della Pelota.

Entrati nel sito veniamo accolti dalla maestosità del Tempio dei Guerrieri: una larga piramide a gradoni circondata da pilastri a cui è annessa anche la famosa Sala delle Mille Colonne.

Tempio dei Guerieri

Tempio dei Guerrieri

A lasciarci senza parole però è la grandiosa Piramide di Kukulkan, divinità tolteca che corrisponde a quella Maya di Quetzacoatl, il dio-uccello piumato. L’edificio è straordinario, sia per la maestosità della struttura che per i principi legati all’astronomia su cui è stata basata la sua progettazione. Questa e molte altre costruzioni rivelano lo studio e la conoscenza praticamente perfetti del cielo e degli eventi astronomici delle popolazioni Maya.

El Castillo è una piramide a gradoni alta 25 metri e presenta 4 scalinate, una su ogni facciata, con un totale 365 gradini corrispondenti ai giorni del calendarioLe 18 terrazze presenti su ogni facciata corrispondono, invece, al numero dei mesi del calendario Maya e i 52 pannelli agli anni che compongono il secolo Maya. Le quattro scalinate della Piramide hanno le balaustre ornate da lunghissimi “serpenti piumati” le cui fauci si aprono alla base della piramide. In occasione degli equinozi di primavera e autunno il sole, illuminando la piramide, forma un’ombra dalle sembianze di serpente che scende dai gradoni; fenomeno che attrae enormi folle di turisti.

hi

Quando si entra a Chichén Itzá l’impressione è quella di entrare in una sorta di Stargate, universo parallelo fatto di magia, sacrifici umani in favore delle divinità, conoscenza delle stelle, previsioni astronomiche, cicli astrologici e sacerdoti-stregoni che predicono profezie e catastrofi naturali. A rendere ancora più suggestiva la nostra visita qui, il 20 maggio 2012, fu il fatto che quel giorno si ebbe l’allineamento di Pleiadi, Sole e Terra in contemporanea all’eclissi anulare di Sole sullo Zenith della piramide di  Kukulkan, prevista dal calendario Maya. Ad aspettare questo avvenimento tanto atteso -il ritorno di Kukulkan- numerosi gruppi di sette in preghiera alla base della piramide.

Piramide di Kukulkán

Piramide di Kukulkán

Gli altri due edifici più importanti di questo sito sono il Campo da gioco della Pelota e l’Osservatorio. Con i suoi 166 metri di lunghezza e 68 di larghezza il campo da gioco della Pelota (palla) di Chichén Itzá è uno tra i più grandi mai rinvenuti. La palla pesava svariati kg e i giocatori dovevano cercare di portarla alla meta con gli avambracci e i gomiti. Oltre che essere un intrattenimento, il gioco aveva importanti significati religiosi e rituali: il capitano della squadra vincitrice veniva spesso offerto in sacrificio così che potesse iniziare il suo percorso per diventare divinità.

campo da gioco della Pelota

Chichen Itza

Chichén Itzá

Il Caracol era l’osservatorio astronomico che aiutava i Maya nello studio della volta celeste: le ombre che si proiettavano all’interno della struttura e il riflesso delle stelle nelle coppe riempite d’acqua servivano per analizzare gli eventi astronomici ciclici e i solstizi, necessari per strutturare il loro complesso calendario.

Osservatorio Chichén Itzá

Dopo la visita al misterioso complesso di Chichén Itzá ci rilassiamo in uno dei meravigliosi cenote caratteristici del territorio carsico del Messico: profonde grotte collassate o semi collassate in cui sono presenti specchi d’acqua dolce, spesso collegati tra loro nel sottosuolo. Noi abbiamo fatto il bagno nelle acque limpide del Cenote Il-Kil, profondo 40 m e con una temperatura costante tra i 25-26°C, circondati da centinaia di pesciolini. E’ davvero uno spettacolo mozzafiato: l’acqua azzurrissima illumina tutta la grotta ricoperta di vegetazione tropicale e liane e una scalinata a spirale conduce a 25 m sotto terra, dove si trova la pozza.

Cenote Il-Kil

Cenote Il-Kil

Prima di rientrare in villaggio facciamo una sosta a Valladolid e ci riempiamo i cuori con i sorrisi raggianti di questa popolazione mesoamericana.

Valladolid

Valladolid

Mezcal
Liquori tipici messicani _ Tequila, Mezcal e Xabentun

GIORNO 4 _ Alla scoperta del cenote Tak-Be-Ha e snorkeling a Playa de Akumal

Il Messico è sorprendente: la storia, l’architettura e la cultura si intrecciano e si mescolano alla perfezione con le meraviglie naturali; è la meta perfetta per chi ama le vacanze dinamiche, ricche di posti da scoprire e nuove attività da provare. Noi ci siamo prese un’intera giornata per fare un po’ di snorkeling e per crogiolarci sulle sue spiagge caraibiche. Prenotiamo le escursioni per il cenote Tak-Be-Ha e per Akumal.

Il cenote Tak-Be-Ha, che in lingua Maya significa “acqua nascosta”, è un cenote sotterraneo e per raggiungerlo bisogna inoltrarsi per qualche chilometro in mezzo alla giungla selvaggia. Infilate le mute entriamo nelle sue acque cristalline e ci lasciamo stupire dalla volta di affilate stalattiti e dalle stalagmiti che si vedono, immergendosi, in profondità. L’esperienza di un bagno circondati da questa scenografia naturale è davvero unica.

Cenote Tak Be Ha

Nel pomeriggio ci dirigiamo verso la Biosfera di Sian-Ka’an. Questo nome in lingua significa “Porta del cielo”, ed effettivamente quello che vediamo davanti ai nostri occhi potrebbe benissimo assomigliare ai cancelli del paradiso: bouganville in fiore, spiagge bianche, palme verdissime, il colore dell’acqua del mare e del cielo che si fondono in un unico azzurro brillante.

Akumal

Playa de Akumal

Playa de Akumal ci accoglie così, incorniciata da una bellissima giornata di sole. Akumal, che vuol dire “Terra delle tartarughe” è una piccola baia in cui in estate le tartarughe marine vengono a deporre le uova. Pinne, maschera e boccaglio e in pochi minuti ci tuffiamo nelle sue acque turchesi. Sott’acqua scopriamo un mondo vivace fatto di colori sgargianti, banchi di pesciolini, una ricca barriera corallina e numerose tartarughe. E’ bellissimo vederle nuotare libere nel loro ambiente naturale.

Playa de Akumal

snorkeling Mexico
Tartaruga marina insieme a due remore, pesci muniti di ventose per lasciarsi trainare

snorkeling Mexico

 Barracuda
Barracuda
snorkeling Mexico
Anemone di mare

GIORNO 5 _ Playa del Carmen

Da quando siamo arrivate non abbiamo ancora visto Playa del Carmen, così ci prendiamo la giornata per setacciare la zona residenziale, la Quinta Avenida e il piccolo porto. Facciamo una passeggiata tra le ville di Playacar prima di arrivare in centro e la sensazione è quella di essere in un quartiere borghese americano: case perfette e moderne, vialetti in pietra che conducono agli ingressi, staccionate bianche, giardini rigogliosi e pratini curatissimi. Niente in disordine o fuori posto; praticamente tutto quello che non ci si aspetterebbe da un tipico quartiere messicano.

Playacar

Playa del Carmen, il cui antico nome è Haman-Ha -luogo in cui sorgono le acque del nord-, da sempre piccolo villaggio di pescatori, si è enormemente sviluppato ed esteso negli ultimi decenni grazie al turismo e agli investimenti di ricchi proprietari provenienti da tutto il mondo.

La Quinta Avenida è la principale arteria di Playa del Carmen, chiassosa, brulicante di vita, piena di ristoranti, localini e negozietti di souvenir.

Playacar

Passeggiando sulla spiaggia si possono vedere, affacciati sul mare, alcuni tra i più lussuosi resort della zona, ma i ricordi più vivi di ogni giorno rimangono sempre quelli legati ai cieli acquerello di questo paese, di cui non c’è definizione più azzeccata di “Messico e nuovole”.

Playacar

GIORNO 6 _ Playacar e Playa Paraiso

Playacar

Dopo un’altra mattinata passata al sole di Playa del Carmen decidiamo di raggiungere Playa Paraiso e, seguendo i consigli che ci hanno dato, prendiamo un colectivos preferendolo al taxi, che sarebbe stato sicuramente molto più costoso. Arriviamo dopo una mezz’oretta di viaggio e la spiaggia deserta e il tempo incerto rendono il paesaggio quasi surreale. Uno di quei panorami che le uniche cose che ti vengono da fare è sederti sulla sabbia in silenzio e rimanere a scrutare l’orizzonte a guardare le nuvole muoversi in fretta.

Playa Paraiso

Playa Paraiso

Playa Paraiso

Davanti a noi si materializza nell’arco di pochissimi minuti un temporale che sfoga le sue pioggie in mare; da una parte il buio della tempesta, dall’altra il cielo limpido e pulito: il tempo in Messico è davvero imprevedibile.

Playa Paraiso

GIORNO 7 _ Tulum e la Biosfera di Sian Ka’an

Tulum è l’unico sito archeologico Maya affacciato sulla costa a picco sul mare e la sua particolare posizione lo rende una tra le mete turistiche più ambite di tutto il Messico. Il sito è popolato da numerosissime iguane che si scaldano al sole sulle sue antiche rovine e che non sembrano per niente disturbate dai flash dei turisti. Tulum era una città cinta da mura sui tre lati, il quarto era protetto naturalmente dalla scogliera.

Tulum

Iguana

Tutti i fabbricati erano dipinti in vivaci tonalità di rosso, giallo e azzurro e la cittadella con i suoi edifici amministrativi e religiosi doveva apparire davvero sfarzosa. Il Templo de las Pintura vantava le decorazioni più elaborate di tutto il sito con i suoi bassorilievi e le pitture murali che si possono ancora intravedere nella parete interna.

Templo de las Pintura

L’edificio che rapisce l’attenzione di tutti i turisti rimane comunque il Templo de el Dio del Viento, adagiato sul promontorio e stagliato su un panorama di acque turchesi, spiagge bianchissime e vegetazione rigogliosa. Una lunga scala in legno conduce fino alla spiaggetta sottostante in cui è possibile fare il bagno quando le condizioni meteorologiche lo permettono.

Tulum

Tulum

Nel pomeriggio proseguiamo verso la Biosfera di Sian Ka’an e ci fermiamo a Playa Paraiso, nella spiaggia di un resort completamente ecologico all’interno della riserva: chilometri di arenile finissimo e deserto, palme con noci di cocco, ombrelloni di paglia e onde enormi che si infrangono scrosciando sul bagnasciuga.

Biosfera di Sian Ka'an

Sian Ka'an

Biosfera di Sian Ka'an

Respiriamo una delle ultime boccate di meraviglia del nostro viaggio e pranziamo sull’enorme terrazza panoramica cercando di imprimere nelle nostre menti il ricordo di quei colori così schietti, puliti e sgargianti rispetto a quelli a cui siamo abituati nella nebbiosa Pianura Pandana.

Biosfera di Sian Ka'an

Biosfera di Sian Ka'an

GIORNO 8 _ Sito archeologico di Cobá

Cobá è uno dei numerosi siti “minori” per importanza che si possono trovare nella Penisola dello Yucatan. Più antico di Tulum e Chichén Itzá, si estende su una superficie di diverse decine di km quadrati e molte sue parti non sono ancora state riportate alla luce. Molto caratteristiche le sacbeob, strade lastricate in pietra che collegano le varie strutture del sito e che formano una rete di comunicazione con le altre città nei dintorni.

Essendo Cobá molto estesa è possibile noleggiare delle bici o farsi trasportare da delle bici-taxi con conducente. Noi abbiamo scelto le bici e ci siamo godute il percorso all’ombra della foresta tra le rovine. La prima importante struttura che si incontra durante il percorso è l’Iglesia, un’imponente piramide ovoidale a gradoni. Nelle vicinanze troviamo il campo per il gioco della Pelota, molto più piccolo rispetto a quello visto a Chichén Itzá ma conservato benissimo.

Iglesia Coba

Seguendo il percorso tracciato dalle sacbeob arriviamo in un grande slargo in cui la giungla lascia il posto a un gigante dell’architettura Maya: il Nohoch Mul meglio conosciuta come la “Grande Piramide”. La struttura è davvero imponente e altissima, ed è la seconda, per altezza, di tutta la penisola dopo la Estructura II di Calakmul.

Nonostante i cartelli non troppo invitanti, è ancora possibile scalare questa piramide. Noi non stiamo più nella pelle, lasciamo alla base le biciclette e ci dirigiamo verso la base dell’edificio.

Cobà

Cobà

I gradoni di pietra dell’enorme scalinata che conducono sulla sommità in cui si trova il tempio vero e proprio sono ripidi, alti e lisci e l’unico aiuto nella scalata è dato dalla grossa corda fissata al centro. Da sotto non sembra, ma effettivamente scalare senza protezioni e nessun appiglio certo un edificio di 42 metri di altezza fa il suo effetto anche per chi non soffre di vertigini.

Cobà

Da quassù solamente la sconfinata giungla e nuvole di panna montata.

Cobà

GIORNO 9 _ Ultimo tuffo e viaggio di ritorno

Dopo l’ultima mattinata di relax in spiaggia prepariamo le valige e torniamo all’aeroporto di Cancún. Ormai siamo giunti al termine di questo viaggio e saliamo sull’aereo che ci riporterà in circa 9 ore, grazie alle correnti di vento a favore che vanno da Ovest a Est, in Italia. Il Messico è un paese straordinario, che ti strega con la bellezza della sua terra, il fascino della sua storia e dei suoi misteri e l’ospitalità dei suoi abitanti. Essendo così esteso e vario nelle sue latitudini non escludiamo di poterci tornare, in futuro, alla scoperta di nuove rotte. Viaggio consigliatissimo!

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2 pensieri su “9 giorni fra Yucatan, Quintana Roo e Mar de Caribe. Una cartolina dal Messico

  1. Ciao..che viaggio splendido 🙂
    Ma le escursioni di cui racconti le organizzava il villaggio? E, se posso chiederlo, quanto ti sono costate? Sto organizzando 10 gg in Messico a gennaio, e il tuo post mi ha dato ottimi spunti.

    Grazie mille

    Mi piace

    1. Ciao Ilaria!Non avendo tantissimi giorni a disposizione e tanto tempo per cercare offerte migliori ci siamo sempre affidate alle escursioni che ci hanno proposto all’interno del villaggio; ce ne sono diverse e sono abbastanza varie sia come prezzi che come destinazioni. Ricordo fra le mete diversi siti Maya dell’entroterra, Tulum, cenotes, escursioni in barca verso le isole più vicine come Isla Mujeres, snorkeling, parchi divertimenti, Cancun, ecc.. Il Messico offre tantissimo, sia a livello storico/culturale che naturalistico, c’è solo l’imbarazzo della scelta! Se non ricordo male di escursioni avremo speso poco più di 300 euro. In ogni caso, e direi siano affidabili allo stesso modo, ci sono diverse “agenzie” per le vie del centro, ad es. a Playa del Carmen, che offrono praticamente le stesse escursioni ma costano meno. Noi abbiamo utilizzato anche i colectivos, mini bus pubblici che si prendono alle fermate e non abbiamo mai avuto problemi, anzi sono molto economici!Unico neo dei colectivos aria condizionata gelida!! 😉

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