Re del Po Boretto

Lo scheletro di legno della nave Jolanda: il regno del Re del Po

Poco distante da Guastalla, a Boretto (RE), immerso in un paesaggio golenale piantumato a pioppeti abbiamo scoperto un luogo magico. Un luogo che in realtà non è solo un luogo, ma un luogo che è anche una persona e una persona che è anche un luogo.

Guastalla

Sotto il ponte di Boretto-Viadana che attraversa il Po, una piccola ansa sabbiosa accoglie un’architettura effimera, un’opera d’arte in continua trasformazione che potrebbe assomigliare ad una sorta di castello delle fiabe per bambini.

Re del Po Boretto

In realtà, più che di un castello si tratta di una nave. Per l’esattezza della Nave Jolanda, costruita, nell’arco di una vita dalla genialità del Signor Alberto Manotti.

Re del Po

Re del Po

Re del Po Boretto

Lunga più di 40 m e alta più di 6, è composta da una struttura portante di grossi tronchi piantati a diversi metri di profondità, in maniera tale da riuscire a resistere anche alle correnti più forti delle piene del fiume.

Pontili, passerelle, scale, attraversamenti, giochi e giostre per bambini, tutto costruito con un groviglio di quello che negli anni il Po gli ha regalato: tronchi secchi, rami, radici, ruote, plastica, corde. Una scultura che vive, si trasforma e cresce con e grazie a lui.

Re del Po Boretto

Re del Po, così si è autoproclamato questo signore sulla settantina, e lo si trova sempre lì, nel suo regno, con un’abbronzatura degna di un pescatore del Mediterraneo pronto a raccontare della sua opera, diventata di fatto la sua seconda casa.

Re del Po Boretto

E’ entusiasta della sua creazione e non vede l’ora di mostrare ai curiosi come noi tutte le parti di Jolanda: la prua e la poppa, il pontile, il timone, la torre d’avvistamento, e tutti gli altri piccoli dettagli. Noi rimaniamo in silenzio ad ascoltare: ci racconta del piccolo vascello, della barchetta arenata rinominata Concordia 2, della moto, delle altalene, delle carrucole con i cesti per portare in alto il materiale e addirittura degli orologi e dei lampadari fatti con le radici secche.

Re del Po Boretto

Insomma tutto quello che una fervida immaginazione possa creare studiando le strane forme di un tronco o di una radice arrivati a riva.

Re del Po Boretto

Re del Po

“Regge?” gli chiedo prima di arrampicarmi su per la scaletta a pioli; lui mi assicura che la struttura è solidissima e di andare a vedere sul pontile che adesso è spoglio, ma se tornassi in primavera lo troverei avvolto tra le foglie verdi degli alberi.

Le bandiere sgualcite dal sole e dalle intemperie svettano in alto, a segnalare l’approdo di questo pirata di afa, nebbie e piene spaventose.

Re del Po Boretto

Le ultime chiacchiere, poi lasciamo la magia dei giochi di luci e ombre creati dai tronchi sulla sabbia e salutiamo il Re del Po. Arrivederci.

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Un pensiero su “Lo scheletro di legno della nave Jolanda: il regno del Re del Po

  1. 20.03.2016
    Ieri siamo andati a trovare il Re de Po dopo più di un anno. La Nave dopo esser andata sotto 8 metri d’acqua è ancora in piedi; la piena del 2015 ha mangiato molto argine ma Jolanda ha resistito.
    Certo, c’è stato molto lavoro da fare e non sono mancate le modifiche, ma la costruzione è solida e in continua evoluzione.
    Così ancora una volta ci siamo ritrovati ad ascoltare i racconti del Signor Manotti che ci ha fatto scoprire tutte le nuovi parti della Nave Jolanda e del suo regno.
    Ha costruito un terrazzo soprannominato “Balcone delle Belle Donne” a cui ha dovuto modificare il nome in “Balcone delle Donne” per non avere problemi e una lunga passerella di qualche decina di metri chiamata “Ponte Golia”.
    Aveva in programma di realizzarlo in diversi anni ma il Po è stato clemente e non si è alzato così, lavorando ogni giorno, è riuscito a costruirlo in 3 mesi. Inizialmente voleva chiamarlo “Ponte Galattico” ma il giorno in cui l’ha terminato stava arrivando la perturbazione del Ciclone Golia, ed ecco fatto, trovato un nome migliore.
    Siamo stati sulla ”Ottava Meraviglia del Mondo”, un torretta alta 10m che domina su tutto il grande fiume e su cui ha costruito il “Trono del Re del Po”. Qui c’è anche un trampolino da cui, negli ultimi due anni, è riuscito a tuffarsi solamente un paio di volte perché da quest’altezza devono esserci diversi metri d’acqua per poterlo fare.
    Per i più coraggiosi c’è la sfida della prova di forza che finora hanno superato solo in cinque: una corda su cui arrampicarsi utilizzando unicamente la forza delle braccia.
    Cala la sera e ormai è tardi per mostrarci anche la “Torre degli Innamorati” ma ci ripete che ci aspetta a maggio quando le foglie saranno sbocciate e sarà ancora più bello.
    Prima di andare ci sediamo a lume di candela nel suo rifugio e mentre continua a raccontarci della sua avventura lunga una vita ci fa firmare il libro delle dediche che custodisce gelosamente.
    Domattina, come ogni giorno, la sveglia suona alle 5. Il programma di domani prevede di aggiustare un parapetto, finire la scala per arrivare alla barca e, come sempre, fare i disegni dei nuovi progetti, rigorosamente a penna e stando attenti perché, dice, -a penna non si può sbagliare-.
    Chiudiamo le porte della baracca e ci allontaniamo sotto la luce di una bellissima luna piena. A presto Re del Po.

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