Il Bosco delle Cose: visita al Museo Guatelli

Un viaggio nella geniale banalità delle cose comuni al “Museo del Tutto”.


Ormai qualche mese fa siamo stati a visitare il Museo Guatelli a Ozzano Taro in provincia di Parma. Ci siamo trovati diverse volte a scrivere, cancellare, riscrivere e rincancellare ma è difficile fare un condensato di questo museo: è una bomba esplosiva di stimoli, oggetti dimenticati, spezzoni di vita, ricordi. E’ come se le cose viste e le storie ascoltate dovessero esser lasciate decantare, come si fa con un buon vino, prima di essere raccontante.

Museo Guatelli incendio

Ma partiamo dall’inizio.

Ettore Guatelli nasce nel 1921 a Collecchio. Figlio di contadini, non si dedicò mai al lavoro nei campi perchè cagionevole di salute; i genitori lo fecero studiare e divenne maestro elementare.

Inizialmente iniziò a recuperare e comprare oggetti dai rigattieri; oggetti che pensava potessero esser utili nella quotidianità e per i lavori in campagna, quasi a volersi rendere utile alla sua famiglia e ai suoi fratelli che facevano un lavoro così duro, dal quale lui era stato esonerato.

Museo Guatelli

Come maestro elementare, poi, l’idea che fosse più importante un metodo d’insegnamento basato sull’esperienza diretta piuttosto che sulla sola teoria lo portò a mostrare ai suoi alunni attrezzi utilizzati a quel tempo nei campi o in casa, oggetti utili per tagliare, incidere, cucire, aggiustare. Gli strumenti del mestiere delle attività più disparate: dal falegname allo scarpolino, dal muratore al contadino, dal meccanico all’allevatore, dal soldato all’artista di strada.

“…portava quindi i bambini a visitare le botteghe degli artigiani, intervistava gli anziani, raccoglieva gli oggetti scartati, li portava a scuola, creava piccoli musei scolastici con l’aiuto degli allievi, insegnava a recuperare le cose e a riadattarle. Anticipava, quindi, la scuola dei laboratori, delle uscite didattiche, della manualità.

Museo Guatelli

Museo Guatelli

Portando in classe oggetti semplici come potevano risultare un chiodo o una pinza sapeva che non sarebbe mai riuscito a catturare l’attenzione dei suoi studenti, così iniziò a raccoglierne in quantità e a disporli, secondo composizioni geometriche, su vecchie tavole e taglieri in legno.

Museo Guatelli
Le prime composizioni di Ettore Guatelli sui taglieri.

L’idea e l’allestimento stesso del museo iniziò quindi per scopi didattici: gli oggetti accumulati nel granaio si trasformarono in pannelli monografici appesi alle pareti per essere osservati con più facilità. Insomma, in modo decisamente più rustico e spartano, è quello che viene fatto oggi per le vetrine e nei musei: rendere più leggibili e accattivanti gli oggetti esposti utilizzando un buon bilanciamento della composizione, luci non invadenti, le scale cromatiche più indicate e così via.

Museo Guatelli

Ettore cercava, raccoglieva, accumulava e sistemava oggetti, la visione di un grande museo prendeva sempre più forma nei suoi pensieri. Quello che nella sua testa sembrava un’idea così chiara e limpida agli occhi della sua famiglia e delle malelingue del piccolo paese era pura follia.

Museo Guatelli

Museo Guatelli

Museo Guatelli

Non esiste una data precisa di fondazione del museo. Grazie alla passione e alla curiosità di Ettore è cresciuto, ha vinto l’ostilità dei suoi famigliari, si è ampliato. Gli oggetti invasero le vecchie stalle, le cantine, il fienile, gli appartamenti e i locali nel sottotetto. Si formò e basta. 

Nacquero così la stanza delle ruote, la camera dei giocattoli, la cucina, la stanza delle scarpe, la camera della zia venne trasformata nella camera dei vetri, la stanza delle latte, la camera degli orologi, il ballatoio delle ceramiche e la sala principale nel granaio.

Il Bosco delle Cose

Oggi è la Fondazione Museo Ettore Guatelli che tiene viva la memoria di questa storia e che grazie al personale di servizio e ai volontari accompagna i visitatori in una sorta di labirinto di emozioni fra il caos ordinato di migliaia di oggetti raccontando le principali curiosità assieme a saperi di una volta, detti popolari e storie di tradizioni ormai perdute.

Volontari Fondazione Amici di Ettore Guatelli

Dietro ogni oggetto, apparentemente banale e di poco valore si celano tantissime storie, legate per lo più al lato pratico delle cose, quello che un tempo indirizzava ogni scelta e decisione. Si parla di strumenti di cento, settanta anni fa, o più recenti, ma che oggi ci sembrano lontani anni luce.

museo Guatelli valige

museo Guatelli valige

Le valige. Di valige per esempio ne esistevano di due tipi: quelle in cuoio che potevano permettersi solo le famiglie più benestanti e quelle in cartone. Le valige in cartone in realtà erano i contenitori delle coperte. Quando si andava a comprare una coperta il negoziante la sistemava dentro ad una valigia in cartone e te la consegnava. Non era importante che la valigia fosse resistente, serviva solo per trasportare e non far sporcare una coperta. Ma le classi meno abbienti, un tempo, quella valigia la utilizzavano per fare un viaggio o per un trasloco. Si spiega, così, lo spago con cui venivano legate necessario per rinforzare il cartone e la manetta ed evitare che si rompessero.

Valige che simboleggiano il viaggio. Se ce lo si poteva permettere una volta l’anno per andare al mare, oppure per emigrare da un paese all’altro in cerca di fortuna. Un tempo “fare la valigia” significava andare via da casa, non come oggi che si fa per piacere o anche tutte le settimane per lavoro.

Museo Guatelli

Museo Guatelli

La raccolta Guatelli è molto più di un semplice museo didattico, ha un grandissimo valore storico e antropologico dell’Emilia di quei tempi. Più che per il mero valore degli oggetti rappresenta un tesoro immateriale molto più importante: la testimonianza, la memoria di tradizioni, usi e costumi di intere generazioni, basate sul lavoro della terra, sull’arte dell’arrangiarsi e di cavarsela con quel poco che si aveva.

Museo Guatelli

Museo Guatelli

Museo Guatelli

Ad esempio il solo fatto di trovare numerosi pezzi di un determinato oggetto ne segnalava la diffusione e quindi il fatto che fosse necessario o poco costoso. Al contrario una scarpa o un vestito rattoppati indicavano che il proprietario non potesse permettersene uno nuovo. L’arte del rattoppo e dell’aggiustare, così distante dal mondo consumistico a cui siamo abituati oggi.

Museo Guatelli

Museo Guatelli

Museo Guatelli

E ancora una stanza piena di giocattoli spesso creati dagli stessi bambini: macchinine in fil di ferro, pupazzini fatti da un pezzetto di legno per il corpo e una nocciola come testa, aeroplanini, trottole, fionde,.. Le poche risorse disponibili e una buona immaginazione erano il carburante giusto per sforzarsi a costruire un nuovo gioco e inventarsi nuovi passatempi.

Museo Guatelli

Museo Guatelli

Museo Guatelli

Museo Guatelli

Fra le stanze più impressionanti ci sono sicuramente il granaio e la stanza delle scatole.

Quando si aprono le porte del granaio si rimane a bocca aperta. Centinaia e centinaia di attrezzi occupano tutte le pareti della stanza e il soffitto: pinze, coltelli, chiodi, spatole, forbici, martelli, rastrelli, cacciaviti, metri, zappe sono appesi in ogni centimetro libero del locale. La luce che entra dalle vetrate illumina ogni singolo pezzo e si rimane incantati a guardare l’esposizione senza sapere da che parte iniziare.

Museo Guatelli

La teoria di Guatelli secondo cui avrebbe attirato l’attenzione su oggetti banali semplicemente “disponendoli bene” e rendendoli piacevoli alla vista qui viene applicata alla perfezione. Ellissi, cerchi, archi e linee di attrezzi marchiano le pareti come tatuaggi maori.

museo Guatelli

Museo Guatelli

Museo Guatelli

Quest’allestimento rompe ogni schema museale e si impone come cuore pulsante dell’intero complesso, che ha davvero tante, troppe cose da raccontare.

E’ interessante vedere come ogni visitatore si avvicini ad un oggetto differente a seconda della propria storia e dei propri ricordi: una falce che “ce l’aveva uguale mio nonno..”, un rastrello che “mi ricorda la zia quando raccoglieva le foglie..” o un tubetto del Flit che “questo c’era ancora quando ero piccolo io..”

Museo Guatelli

Museo Guatelli

Museo Guatelli

Poi arriva la vivacità e l’esplosione di colori della stanza delle scatole che apre un mondo di ricordi anche ai più giovani: i biscotti della nonna, il panettone nella confezione di latta, la pubblicità storica di quella marca, i barattoli di caffè di una volta..

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Museo Guatelli

Questo museo rimane uno di quei uno di quei luoghi che si fanno fatica a descrivere a parole ma devono essere vissuti in prima persona.

Museo Guatelli

Museo Guatelli

E’ un viaggio che bisogna fare, un’esperienza tutta personale fra oggetti e situazioni che oggi non esistono più. Se ci andrete e ascolterete i racconti dei volontari ecco che diventerete subito ingranaggi di questa macchina del sapere e della trasmissione orale inventata tanti anni fa da Ettore Guatelli.

“..oltre alle testimonianze continuo a raccogliere ancora tutto quello che mi capita, anche gli oggetti minimi, anche quelli di oggi: che domani saran subito ieri. E che a non prendere intanto che si sono si rischia di perdere, da non saper più che c’erano o com’erano….”

E. Guatelli, La coda della gatta

Museo Guatelli

Info, tariffe, periodi e orari di apertura qui.

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