Saline di Maras, Perù

Appunti di viaggio in Perù – Ultima parte: Cusco, l’ombelico del mondo.

Segue da: Appunti di viaggio in Perù – Parte 3, da Puno a Machu Picchu.


GIORNO 12, MATTINA – SULLE TRACCE DEGLI INCA, A CUSCO E DINTORNI.

A un certo punto, nel 1950, a Cusco, il dio Wiracocha decide che ne ha abbastanza degli stucchi, degli intonaci, degli affreschi e di tutti i pizzi e merletti che i domenicani hanno appiccicato al suo tempio – dopo che i conquistadores hanno fatto razzia dell’abbondante oro e dell’argento – per trasformarlo in un convento cattolico. Con un orribile terremoto si scuote di dosso tutto quello che era di troppo e riemerge nudo, potente e ancora discretamente in forma.

Coricancha, Cusco, Perù

È con questa immagine che si apre la nostra visita a Cusco, ombelico metaforico e antica capitale dell’impero Inca. È la Città-Puma, Cusco: mai del tutto addomesticata dai padroni spagnoli, sembra perennemente in agguato, paziente, in attesa felina di riprendersi a tempo debito tutto quanto le fu sottratto.

Cusco, la città a forma di puma.

Qui, dietro dipinti di madonne cristiane si cela il culto della Pachamama e lo stesso luogo può essere contemporaneamente un convento domenicano e un tempio dedicato al Sole, come accade nel Corichancha, che sintetizza in un solo edifico la storia intera della città.

Corichanca, Cusco, Perù

  • Il vero nome di Cusco.
    Il nome quechua della città era Qosqo, o Qusqu, che significa letteralmente ombelico. Troppo arduo da pronunciare per gli spagnoli, dopo la conquista il toponimo fu mutato nell’attuale Cusco o – come si legge ancora qui e là – Cuzco. Ma data la forte identità di matrice quechua di questa città, sembra impossibile trovare un accordo su quale sia la forma ufficiale: se nel 1990 si propende per Qosqo, nel 1993 si ritorna di nuovo a Cusco. Per il futuro, si vedrà.
     Cusco all'alba, Perù

Salire, ancora una volta, è la via migliore per scendere fino alle radici di questa cultura: eccoci sulle colline alla scoperta del Sacsayhuamán, dove ancora oggi, durante i solstizi, viene celebrato il dio Sole con riti di origine incaica.

 Sacsayhuamán, Cusco, Perù

Estesissimo sito archeologico con alcune pietre impressionanti per mole, fu teatro di un vero massacro ad opera degli spagnoli, che si lasciarono alle spalle centinaia di corpi trucidati. Si dice che qui, in quei giorni, i rapaci si radunassero a frotte, banchettando con i cadaveri abbandonati tra le macerie.

Sacsayhuamán, Cusco, Perù

Il complesso religioso di Sacsayhuamán, edificato sotto il dominio di Pachacútec, era la testa del Puma che plasmava la forma dell’intera città. Procura un effetto un poco straniante veder svettare proprio sul profilo di queste pietre così simboliche, la bianca silhouette del Cristo, che invade il campo visivo come un turista ingombrante. Donato alla collettività nel 1945 da un gruppo di palestinesi rifugiati in città, sembra quasi sia stato posizionato qui proprio per sorvegliare il sonno del Puma. «Non si sa mai» immagino abbiano detto, quando hanno scelto le colline di Sacsayhuamán come location.

Cristo Blanco a  Sacsayhuamán, Cusco, Perù

Poco dopo facciamo tappa al sito di Tambomachay, dove sorge la fontana rituale in cui si svolgevano – e si svolgono tutt’ora – cerimonie a base di foglie di coca e altri ingredienti, in onore e ringraziamento della Pachamama. Il luogo è immerso in un’atmosfera di pace, che ricorda in qualche modo certi scenari mediterranei del Sud Italia.

Fontana sacra, Cusco, Perù

Prima di rientrare in città, abbiamo il tempo di dare un’occhiata anche al sito di Kenko, dove i lama venivano sacrificati in articolati cerimoniali propiziatori. Le carni, che era proibito mangiare, si bruciavano come offerta agli dei.

Kenko, Cusco, Perù

  • Ma chi erano mai questi Quechua?
    Se si cerca il termine in internet, è probabile che la prima voce corrisponda a una marca di abbigliamento. Il quechuaseconda lingua del Perù dopo lo spagnolo (la terza è l’aymara, parlato soprattutto nei pressi del lago Titicaca)era la lingua più diffusa e conosciuta all’interno dell’Impero Inca ed è oggi considerato il termine più corretto per riferirsi a quella civiltà. Inca era l’attributo che designava esclusivamente la casta dei governatori: nessun abitante dell’impero si sarebbe mai sognato di definirsi un Inca. «Sarebbe come se voi – ci ha spiegato ironicamente una guida, con un esempio paradossale ma chiarificatore – vi definiste i Renzi o i Berlusconi, invece che gli italiani». Trascritta dai monaci gesuiti e mai davvero dimenticata, la lingua quechua è stata per molti anni considerata l’idioma degli sconfitti, dei poveri, degli esclusi. In alcuni ambienti era quasi un tabù e nessun istituto scolastico hai mai previsto di insegnarla. Solo negli ultimi anni la tendenza sembra essersi invertita, nella direzione di un recupero che è parte determinante dell’identità di un popolo. (Qui un dizionario online italiano-quechua, giusto per farsi un’idea).

Quechua people, Cusco, Perù

La mattinata si conclude con l’immancabile visita alla bella Cattedrale di Cusco, che si disputa con la Isglesia de la Compañia il dominio di una piazza gremita per la settimana di festeggiamenti dedicati alla celebrazione dell’Assunzione.

Cattedrale di Cusco, Perù

La Cattedrale, edificata dagli spagnoli con pietre provenienti dalle rovine di Sacsayhuamán è il luogo privilegiato per osservare opere d’arte sincretica, tipiche della cosiddetta Scuola Cusqueña, tra scenari della tradizione cattolica con lama in luogo delle pecore e continui rimandi a culti pagani, mescolati a simboli cristiani. Celebre è un’Ultima cena dipinta da Marcos Zapata, dove i discepoli hanno allestito un banchetto a base di porcellino d’india e chicha, mentre Giuda pare somigli pericolosamente a Pizarro.

Cattedrale di Cusco, Perù


GIORNO 12, POMERIGGIO – LE SALINE DI MARAS E I CERCHI NEL GRANO DI MORAY

Mentre cerchiamo un posto dove sgranocchiare qualcosa in vista di un pomeriggio intenso almeno quanto la mattina, la mia attenzione viene attratta dalla statua dedicata all’ancestrale fondatore dell’Impero Incache troneggia al centro di Plaza de Armas in luogo dei classici eroi di origine europea che spesso caratterizzano le piaze peruviane. Qui, dove Francisco Pizarro proclamò la definitiva conquista, quel condottiero sembra quasi voler fronteggiare il Cristo Blanco, che si erge a protezione di tutta la città, ma a un’opportuna distanza di sicurezza.

Plaza de Armas, Cusco, Perù

Le energie del gruppo stanno via via spegnendosi e questo pomeriggio solo io e Giulia abbiamo scelto di recuperare le tappe saltate a causa della manifestazione di un paio di giorni fa. Così, mentre gli altri si rilassano in città, noi siamo di nuovo in orbita intorno a Cusco.

Cusco, Perù

Nel distretto di Chinchero ha sede il Centro de Textiles Tradicionales, una bottega artigiana che realizza manufatti di alpaca con un procedimento integralmente naturale, seguendo tradizioni che si perdono nel tempo. Durante la visita ci vengono mostrati gli step principali che, dalla lana grezza, portano alla realizzazione di un prodotto finito. Persino le fasi iniziali di lavaggio sono affrontate senza alcun additivo, sfruttando le proprietà di una radice che contiene naturalmente saponina.

Il sole ha appena iniziato la sua parabola discendente quando raggiungiamo Maras. Le antiche saline, accese in mille sfumature da una luce calda e dorata, sono uno spettacolo che commuove persino la mia piccola macchina Samsung.

Saline di Maras, Perù

Come formiche, ci muoviamo in un bianco ricamo fuoriscala, che adorna le rupi arancioni della valle. «Quando una famiglia si sposa – ci spiega Carlos saltellando con agilità tra un argine e l’altro – riceve per tradizione una vasca, e può decidere se sfruttarla come salina oppure no».

Saline di Maras, Perù

L’acqua sgorga salata dalla montagna che, qualche era geologica fa, era probabilmente ricoperta dall’Oceano Pacifico. Utilizzate già ai tempi degli Inca, le saline continuano a espandersi anno dopo anno, sebbene richiedano un lavoro duro, che paga ogni giorno di meno: la maggior parte del sale estratto è oggi destinato al bestiame. Mentre rientriamo acquistiamo mais, fave e persino banane salate, incoraggiati da Carlos, che ci invita a provare i prodotti esposti per un assaggio gratuito. Mi innamoro all’istante delle banane salate, che su due piedi avrei pensato non mi sarebbero piaciute granché, e già mi chiedo se mai sarà possibile ritrovarle in Italia.

Saline di Maras, Cusco, Perù

C’è un ultimo luogo magico che stiamo per raggiungere, prima di rientrare a Cusco. È oramai il tramonto quando approdiamo a Moray, un sito strabiliante i cui terrazzamenti distribuiti in cerchi concentrici esercitano un fascino irresistibile, che ha fatto versare fiumi di inchiostro sprecato su alieni, misteri e altri enigmi zoppicanti.

Moray, Cusco, Perù

La realtà sembra essere molto, molto più strabiliante: «Tra il primo e l’ultimo cerchio ci sono circa 13 gradi di differenza» ci spiega Carlos. Moray era quasi certamente quello che oggi definiremmo un laboratorio di ingegneria genetica: i terrazzamenti concentrici simulavano, grazie alle altezze differenti, le diverse condizioni climatiche presenti nelle varie regioni dell’Impero Inca. In questo modo si poteva testare la resistenza di una pianta, e sapere in anticipo se avrebbe attecchito o meno in un determinato luogo.

Moray, Cusco, Perù

«Inoltre – continua Carlos – sembra proprio che gli Inca conoscessero gli innesti e le tecniche di selezione per migliorare le proprietà delle piante. Persino il mais bianco gigante potrebbe essere stato creato proprio qui a Moray».

Moray, Cusco, Perù

L’imbrunire imminente e un vento gelido ci riportano sul nostro mezzo, in direzione Cusco. Stasera è prevista un’ultima cena definita etnica, cosa che generalmente significa: ristorante per turisti che mette in scena un pessimo teatrino. Purtroppo la previsione non viene disattesa, ma siamo proprio su Plaza de Armas, c’è un’elettrizzante aria di festa e non è certo il caso di sottilizzare. Il gruppo sul palco – a quanto mi pare di capire – alterna stili e motivi tipici delle varie etnie e comunità di queste terre, e tutto sommato riesce a scaldare la nutrita platea, che esplode in un boato per l’immancabile El condor pasa.

Cusco, Perù

Prima di salutarci riusciamo persino a resistere per un intero quarto d’ora a un concerto di Gian Marco che, in base a come ci era stato descritto, avevamo preventivamente collocato in un range che sarebbe potuto andare da Gigi D’Alessio a Biagio Antonacci. Purtroppo Gian Marco è Gigi D’Alessio. Ma vivere la piazza gremita e ululante per l’ultima serata insieme, è il modo migliore per congedarci da questo viaggio intenso, che sembra durato molto più a lungo delle due settimane appena trascorse.

Concerto di Gian Marco, Plaza de Armas, Cusco, Perù


GIORNO 13 – GIRONZOLANDO PER CUSCO, IL QUARTIERE SAN BLAS.

Ultime ore a Cusco, ultimo mate de coca a colazione. Dal momento che il nostro aereo per Lima è previsto per il primo pomeriggio, abbiamo tutta la mattina per girovagare liberi tra i vicoli della città. Dopo una sbirciata alla piazza, dove diversi corpi militari si allineano secondo schemi incomprensibili a noi civili, in vista di una parata che immaginiamo abbia a che fare con la celebrazione dell’Assunzione, ci inerpichiamo per la stradina che conduce al Barrio de San Blas.

Plaza de Armas, Cusco, Perù

È il quartiere bohemienne, dove fioriscono botteghe d’artigianato dai colori accecanti, atelier, boutique e studi di artisti. Incredibilmente fotogenico, offre cartoline su Cusco a profusione e richiama decine di cacciatori d’immagini armati di Canon e Nikon.

Barrio de San Blas, Cusco, Perù

Il nostro girovagare spensierato ci porta ora in un locale, dove assaggiamo un rinfrescante estratto a base di frutti dai nomi impronunciabili, ora in una terrazza festante dove si mangia e si balla all’ombra di un tendone rossobianco,  tra viuzze pittoresche, piazzette bianche e cortili interni sempre pronti a dischiudersi all’improvviso, dietro a ogni angolo.

È una fortuna essere capitati qui nel pieno dei festeggiamenti per l’Assunzione: quella che viviamo è una Cusco multicolore, effervescente, allegra, dove si esibiscono bande di ogni tipo, che sfoggiano gli abiti tradizionali di tutti i villaggi della provincia, creando la colonna sonora ideale per il nostro congedo.

People from Cusco, Perù

  • I cani di Cusco 
    Non potevo non dedicare un pensiero ai cani di Cusco e di tutto il Perù. Un po’ come accade a Creta, a Cusco – e in molte altre città peruviane – è facile imbattersi in cani che non hanno un padrone ma che non sono nemmeno propriamente randagi. Si radunano discreti nei parchi, si godono il sole stravaccati sull’erba soffice di un’aiuola, attraversano la strada diligenti e non fanno la minima paura a nessuno, nemmeno quando sono di grossa taglia. Sono cani anarchici, adottati da interi quartieri, che si comportano più o meno come i nostri gatti. Chiedendo lumi, ho in effetti scoperto che il rapporto con i gatti e i cani, qui in Perù è quasi simmetrico rispetto al nostro. Il gatto viene considerato il vero animale da compagnia: vive a casa e viene amato e coccolato. Con il cane invece si stringe un rapporto meno saldo, che somiglia più che altro a un contratto di lavoro: se ha voglia di fare la guardia bene, altrimenti è libero di andarsene in giro dove meglio crede, tanto in città troverà sempre qualche avanzo o qualche mano che gli allunga un poco di rancio, magari sottratto di nascosto al gatto di casa.

E poi niente, prima o poi la fine doveva arrivare (Ma farsene una ragione è davvero dura,  ragazzi).

In chiusura, i titoli di coda:

Un grazie sentito a tutte le guide che ci hanno accompagnato:
Veronica, Maria, Karina, Roger, Carlos.

Un saluto ai nostri compagni di viaggio:
Roberta, Andrea, Paola, Donato, Emanuela, Claudio.

AL PROSSIMO VIAGGIO

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