Pico, Azzorre. L’isola dei capodogli.

Desideravamo da moltissimo tempo vedere una balena. No, non esattamente. Più che desiderarlo, lo sognavamo. Frequentavamo l’idea con scarsa convinzione, con l’impressione che fosse solo una capricciosa fantasia puerile, un ghiribizzo irrealizzabile che un adulto, serio e maturo, nemmeno dovrebbe concedersi di vagheggiare. Sbagliavamo.

Una sera, navigando i mari del web, ci siamo imbattuti in un sito con la storia di due italiani, studiosi e appassionati di cetacei, trasferitisi sull’isola di Pico per dar forma alla loro idea: fondare una compagnia di whale watching, alla ricerca di un equilibrio possibile tra turismo sostenibile, divulgazione scientifica, sensibilizzazione e ricerca vera e propria, in collaborazione con università e altri enti. Oltre agli stanziali capodogli, oggetto di caccia intensiva per moltissimi anni – il coraggio dei balenieri delle Azzorre è esaltato anche in Moby Dick, ricordate? – non ci è sembrato vero leggere che fosse possibile avvistare anche esemplari di balene comuni e persino balenottere azzurre. «Possibile? – ci siamo detti – capodogli e balenottere azzurre, qui, in Europa, a poche ore di aereo dall’Italia?». È esattamente in quel momento che il nostro sogno ha iniziato a trasformarsi in desiderio. E i desideri sono diversi dai sogni. I desideri sono vasi che giorno dopo giorno si formano dentro di noi, recipienti che – una volta solidificati – attendono solo di essere colmati.

Vulcano Pico tra le nubi, Azzorre
Vulcano Pico, veduta con vigne tra i muretti di roccia lavica

«I nostri dati offrono ogni giorno maggiori conferme – mi spiega Enrico, uno dei fondatori – rispetto all’ipotesi di una migrazione dei misticeti dai mari del nord Europa alle acque di Capo Verde, dove vanno a riprodursi». In mezzo a questa autostrada marina c’è quella che Enrico stesso definisce, con una freddura che strappa sempre un sorriso ai turisti, l’auto-krill delle Azzorre, dove le grandi balene sostano per rifocillarsi. Del resto anche la catalogazione dell’abbondante e nutriente krill, specifico di questo ecosistema, si deve alle attività di questa compagnia.

Balena comune, dorso
Balena comune, dorso

Incontriamo Stefano il giorno seguente, a pranzo. È un toscano di Sesto Fiorentino, ma vive qui da sei anni e lavora nella compagnia di Enrico e della moglie Dania. «Perché hai scelto di trasferirti proprio a Pico?» gli chiedo. «Tu l’hai mai vista una balena?» mi domanda, invece di rispondermi. Sono le parole più eloquenti che possa dirmi. Dopo un paio di cucchiaiate ristoratrici alla zuppa del giorno – una tipica canja de galinha a base di brodo e riso – mi svela qualche altro dettaglio. In Italia si occupava di telefonia, capitò qui anni fa per una semplice vacanza. Tra lui e Pico è stato un colpo di fulmine: ha chiesto subito a Enrico che cosa fosse necessario per lavorare con lui e in tempi record ha conseguito tutte le patenti e i brevetti richiesti, ha imparato un buon portoghese e un discreto inglese. Dopodiché è riapparso sull’isola, chiedendo di essere messo alla prova. Ora, tra un’immersione con gli squali e un’uscita di whale watching, sente di condurre esattamente la vita che desiderava.

Mulino a vento a Pico, Azzorre
Mulino a vento a Pico, Azzorre

Poco dopo ci troviamo in pieno oceano, con il vento che schiaffeggia il viso e gonfia le mantelle impermeabili. La conversazione con Stefano mi risuona ancora in testa quando avvistiamo, molto più vicina di quanto osassi anche solo immaginare, una balenottera azzurra. È la prima della mia vita. Dopo qualche soffio alto diversi metri, mostra la coda immensa grigio azzurra, su cui scivolano rivoli d’acqua, prima di immergersi alla ricerca del krill. È l’animale più grande mai apparso sul pianeta, e la sua sopravvivenza è drammaticamente a rischio.

Coda di balenottera azzurra, al largo di Pico
Coda di balenottera azzurra, al largo di Pico

Trovarsi al cospetto di questo gigante, così possente e così delicato, ha qualcosa che supera l’osservazione naturalistica e tocca nel profondo, quasi fosse la manifestazione corporea di una qualche forza psichica, forse un simbolo di qualcosa che abita dentro di noi e con cui dobbiamo confrontarci. Ti senti grato per tutto quanto la natura ti ha concesso di vedere, riempiendo il tuo desiderio a forma di vaso con molta più acqua, meraviglia e luce di quanto tu possa contenere. Ti senti fortunato per aver realizzato un desiderio che fino a qualche giorno prima pensavi fosse irrealizzabile. E ti senti in qualche modo investito da una responsabilità verso tutto questo, come se avessi il dovere di testimoniarlo. Come se il tuo compito, all’improvviso, fosse eccezionalmente limpido: far crescere il desiderio anche in altre persone, far loro costruire un vaso che ha bisogno di essere riempito.

Balena comune, con mandibola bianca
Balena comune, con mandibola bianca

Non abbiamo nemmeno il tempo di elaborare la sensazione, ed ecco apparire due maestose balene comuni. Sembra incredibile, eppure in poco più di un’ora riusciremo ad avvistare anche un piccolo gruppo di capodogli, con il caratteristico soffio inclinato, tursiopi e decine di delfini particolarmente in vena di giochi. Ancora adesso, dopo molti giorni dal rientro, rivivo quelle sensazioni come fossero confuse visioni che affiorano dall’inconscio, piuttosto che qualcosa avvenuto al di fuori di me.

Giovane capodoglio, Azzorre
Giovane capodoglio, Azzorre

I desideri sono diversi dai sogni. I desideri sono fatti per avverarsi, ed ecco perché siamo responsabili di qualsiasi desiderio in cui crediamo davvero.

Via delle vigne, patrimonio dell'umanità, Pico

NB Questo pezzo è un’anticipazione di un articolo più completo che uscirà su di una rivista a settembre, con uno spaccato più approfondito sulll’isola di Pico e le storie di Chiara, Caspar e Patrizia. 

 

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