Un percorso ad anello sui calanchi: a piedi da San Michele a Casa Matteazzi e ritorno

Secondo le previsioni sarebbe stato il giorno più caldo dell’anno. Non solo, si trattava anche dell’Overshoot Day, la data in cui il pianeta terra avrebbe esaurito tutte le energie disponibili per il 2017. La nostra avventura non stava iniziando sotto i migliori auspici, ma abbiamo scelto di non desistere: ne è venuto fuori un percorso ad anello tra San Michele e Casa Metteazzi piuttosto interessante, che ci ha confermato una volta di più come la dimensione della scoperta possa esistere anche a pochi chilometri da casa, in luoghi che l’abitudine ci fa credere di conoscere a memoria.

 

Il percorso ad anello tra i calanchi: Tappa 1 – San Michele – Varana – 2:20 ore circa

San Michele de’ Mucchietti è una piccola frazione di Sassuolo. Si tratta di un borghetto situato nella primissima collina, a circa 150 metri sul livello del mare. All’origine del nome è legata una curiosa leggenda popolare, di cui gli abitanti non sono sempre ben disposti a parlare. Lasciata la cittadina intorno alle sei e trenta, abbiamo imboccato Strada Case Buccelli, nel tratto conosciuto localmente come Le Carette. È una sinuosa strada asfaltata che sfocia ben presto nell’antica via Vandelli, un lungo tracciato ducale che nel 1800 congiungeva Modena a Massa.

All’altezza della villa Rosa dei Venti abbiamo perso qualche minuto a cercare il microscopico oratorio di San Biagio, protetto dalla fitta vegetazione di una collinetta. Avevo avuto modo di visitarlo qualche anno fa, in pieno autunno, ma non sono stato in grado di ritrovare il giusto sentiero e, dato che il sole stava già cominciando a farsi sentire, abbiamo scelto di non incaponirci nella ricerca. Va detto che in rete è quasi impossibile reperire informazioni e immagini che lo riguardino, e se non avessi conservato queste fotografie avrei forse pensato di aver solo sognato la visita.

Continuiamo a salire alternando porzioni di asfalto, su cui – complice l’orario – non incontriamo quasi nessun veicolo a motore, a provvidenziali sentieri segnalati dal CAI, che imbocchiamo orientandoci un po’ naso e tenendo d’occhio la strada. L’abitato di Varana si distingue facilmente in lontananza, con il campanile appuntito come una matita ben temperata che si staglia tra i tetti grigi e rossi.

Celebre per il grosso sasso di origine vulcanica (si tratta di un ofiolite) su cui è possibile esercitarsi nell’arrampicata sportiva, il borgo di Varana rappresenta la prima sosta ideale di questa escursione. Ci facciamo preparare i panini per il pranzo da due accoglienti signore nella  piccola bottega del paese e, prima di ripartire, beviamo un caffè nel bar poco distante, dove troneggia – è proprio il caso di dirlo – un vecchio e affascinante flipper di Tron.

Il percorso ad anello tra i calanchi: Tappa 2 – Varana – Casa Metteazzi – 2 ore circa

Ripreso il cammino, giriamo a destra subito dopo il distributore di benzina, per poi affrontare un lungo tratto in salita e lasciarci alle spalle la piccola Pescarola, frazione di Prignano sulla Secchia. Un Pastore Tedesco evidentemente abituato a gironzolare libero tra queste strade poco battute, ci scorta fuori dall’abitato come un bravo sceriffo, assicurandosi che noi tre vagabondi non rappresentiamo una minaccia per la brava gente del villaggio.

Come per il tratto precedente, alterniamo stradine di asfalto a sentieri che si inerpicano tra i campi e offrono un certo sollievo alle gambe, che finalmente possono affondare il passo su un terreno più soffice. Inoltre, in questa parte di percorso abbondano more, fichi e marusticani. Sono i doni del mese di agosto, che sembra volersi far perdonare per l’afa e la siccità.

Riguadagnata la strada in prossimità dell’indicazione che segnala San Pellegrinetto, procediamo di buon passo verso la meta. Non sono nemmeno le undici quando approdiamo a Casa Matteazzi, il luogo che abbiamo scelto per la pausa pranzo, approfittando dell’abitazione di un compagno di viaggio.  È un piccolo agglomerato di case a poco più di 600 metri sul livello del mare, già sotto il comune di Polinago. Il silenzio scandito dalle cicale e il verde dei colli rendono questo luogo ideale per una sosta. Anche se, a quanto pare, purtroppo anche qui i problemi non mancano.

Il percorso ad anello tra i calanchi: Tappa 3 – Casa Metteazzi – Poggiolrosso – 2 ore circa

Occorre un po’ di vero eroismo per abbandonare il fresco della casa e riprendere a infilare un piede dopo l’altro sotto il sole che spacca, letteralmente, l’asfalto. Trasciniamo la nostra inerzia fino alle tre del pomeriggio, coltivando la vaga speranza che il caldo possa affievolirsi almeno un po’. Ma a un certo punto occorre chiudere a chiave la nostra esitazione dietro la porta di casa e affrontare il rientro.
Scegliamo un percorso differente rispetto a quello dell’andata, un po’ per rendere più vivace la via verso casa, un po’ per tentare di scoprire qualche altro sentiero sconosciuto. Attraversando Moncerrato ci soffermiamo un momento davanti a una sorta di vero e proprio monumento storico popolare. L’Antica Osteria Gazzetti, mi spiega uno dei compagni di viaggio, è nata a metà del Milleseicento e, da allora – per quasi quattro secoli – pare sia rimasta sempre aperta. È un vero peccato che per ragioni di salute, gli ultimi eredi di questa epopea secolare si siano trovati a dover abbassare la saracinesca.

Poche centinaia di metri dopo ci tuffiamo sulla destra, giù per una striminzita stradina deserta che scende verso valle, con le creste appuntite dei calanchi all’orizzonte che tremolano nell’atmosfera bollente. Ben presto ci ritroviamo al Poggiolo Rosso – in via Poggiolrosso -, un luogo vagamente surreale su cui è praticamente impossibile trovare informazioni in rete. Indicato come Bed & Breakfast, si tratta in realtà di un borghetto solo in parte restaurato, un approdo di pace per viandanti e pellegrini, con una evidente ritrosia verso i turisti più chiassosi (non che da queste parti ne passino molti). Tra installazioni floreali, scacciapensieri di corda intrecciata, teste di bambole forse un poco inquietanti, che sbucano come funghi dal terreno, saltano agli occhi l’antichissima pietra del forno con un’inequivocabile Croce di Malta e una piccola cappella che offre ombra e silenzio a chiunque ne abbia il desiderio.

Il percorso ad anello tra i calanchi: Ultima tappa – Poggiolrosso – San Michele – 2 ore circa

Nessuno di noi si era mai avventurato sul sentiero che da dietro il Poggiolo Rosso si getta tra i campi con un’ampia curva e si incunea nel fitto del bosco. Ma la prospettiva di percorrere qualche chilometro all’ombra delle fronde ha la meglio sull’incertezza. Ben presto scopriamo di aver puntato sul cavallo giusto: il sentiero è forse più ripido di quanto ci aspettassimo e più duro da calpestare a causa dell’aridità, ma regala scorci meravigliosi non certo facili da scorgere in luoghi così vicini alla città, e procede dritto fino all’imbocco della strada Barighelli, celebre per essere un tracciato rallystico di una certa importanza.

Ritrovato l’asfalto, proseguiamo verso la Rupe del Pescale, non prima di aver oltrepassato un’azienda ceramica sulla cui facciata campeggiano scritte misteriose e strampalate, e un piccolo ma affascinante centro per il tiro con l’arco. Di grande importanza dal punto di vista archeologico –  qui furono portate alla luce significative tracce di un insediamento neolitico – la rupe rappresenta per noi l’ultima sosta del viaggio: trascorriamo venti minuti abbondanti al bar che sorge proprio ai suoi piedi, in prossimità del ponte, per dissetarci, rifiatare e chiamare all’appello le ultime energie residue.

Da qui in poi, per evitare il traffico sostenuto della via principale, non ci sono che due possibilità: scendere al fiume Secchia e proseguire sul Percorso Natura sino ai piedi di San Michele, oppure attraversare la strada all’altezza della diga e incamminarsi verso Casa Pifferi, per imboccare un sentiero che si insinua tra i campi e raggiunge direttamente la parte alta della cittadina. La scelta, in pratica, è tra lasciarsi tutta la salita alla fine, quando oramai saremo stremati, o trovare il coraggio per affrontarla prima. La nostra opzione è la seconda: stringendo i denti, intorno alle sette e mezza di sera, abbiamo chiuso il nostro anello.

Il percorso ad anello tra i calanchi: la mappa completa

Un’ultima considerazione: questa piccola escursione ad anello tra i Calanchi rappresenta in pieno lo spirito delle Escursioni Minime, che vogliono essere un allenamento all’attenzione, oltre che un invito all’esplorazione. L’idea è che la scoperta sia un atteggiamento da trovare in sé e conservare, piuttosto che un atto prettamente fisico. Ecco perché mi sembra giusto e bello condividere questo percorso e metterlo a disposizione di chiunque decida di volerlo provare. Qui l’intero anello.

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