Petra, Giordania, dettaglio del Tesoro

Viaggio in Giordania – Parte 3 – Da Petra al deserto del Wadi Rum

Due interi giorni a Petra. In cammino dentro al sogno di una vita

Due giorni interi a Petra sono una matassa troppo densa e ingarbugliata di ricordi, per riuscire a dipanarla in modo lineare. Sul taccuino, il primo giorno prende sette pagine di appunti fitti fitti, in cui mi affanno a rincorrere con diligenza le ondivaghe indicazioni di Samir circa l’origine della città, la sua evoluzione, la teologia dei Nabatei e l’eclettismo architettonico. «Voi non avete idea di quanto fossero stronsi-bravi» ci spiega la nostra guida, strappandoci un sorriso, a proposito delle abilità relative all’ingegneria idraulica di questa antica popolazione. Di fatto, Petra era una sistema in cui convivevano tombe sontuose, semplici abitazioni, e ingegnose cisterne per il recupero delle acque piovane. Tra gli appunti ritrovo anche meticolose (e un poco ottuse) annotazioni su ogni singolo elemento degno di nota: edicole, tombe, monumenti, bassorilievi.

Petra, Giordania - Tomba del Tesoro
Petra, Giordania – Tomba del Tesoro

Del secondo giorno non ho appuntato praticamente nulla, a parte una laconica impressione: Essere esattamente dove desideri, con le persone che desideri. Eppure (o forse proprio per questo) è certamente il secondo giorno – quando abbiamo potuto immergerci nel sito in totale libertà, senza guide da seguire che orientassero la nostra attenzione, né percorsi precostituiti su cui transitare in fila indiana – quello in cui ho davvero sentito con intensità di essere a Petra: di respirarla, di percepirla, di sentirmi coinvolto, abbracciato e quasi inglobato e sopraffatto da tutta quella meraviglia.

Petra, Giordania
Tomba del soldato romano

Quando per esempio, durante la prima mattina, la nostra guida Samir ci illustrava ogni dettaglio della tomba degli spiriti, con i quattro caratteristici obelischi (uno per ogni nefesh, vale a dire uno per ogni anima che doveva ascendere al cielo) la mia mente si rifiutava di starsene inchiodata lì, insieme al corpo: scalpitava come un cavallo selvaggio – o forse come con un ottuso dromedario – per galoppare fino al Siq, intrufolarsi tra le vertiginose pareti di roccia, e correre a perdifiato sino alla facciata del Tesoro, la tomba più nota di tutto il sito.

Petra, Giordania - Tomba degli spiriti o degli obelischi
Tomba degli spiriti (djiin) o degli obelischi

Nel secondo giorno, al contrario, ho avuto la sensazione che – almeno per qualche attimo – mi sia accaduta esattamente quella piccola magia che Henri Cartier-Bresson individua come lo stato di grazia di ogni fotografo: un allineamento perfetto tra occhi, mente e cuore. In quelle ore, mentre guadagnavamo la tomba del soldato romano, chiacchieravamo con un beduino, o ci inerpicavamo su, sino all’altare sacrificale già verso l’imbrunire, ho avuto l’impressione di aver vissuto una vera esperienza estetica: accade quando i tuoi pensieri sono perfettamente sincronizzati alle tue emozioni, quando la mente è ben disposta a restare dov’è, e ad elaborare le percezioni del tuo corpo senza correre avanti o indietro sulla linea del tempo.

Petra, Giordania - Tomba del soldato tomano
Tomba del soldato romano

Quando, per l’appunto, ti accorgi di Essere esattamente dove desideri, con le persone che desideri, condividendo un tè alla menta con i piedi che ciondolano nel vuoto di una rupe a strapiombo e una veduta vertiginosa e spettacolare sulla valle.

Petra, Giordania - Vista sul Tesoro
Petra, Giordania – Vista sul Tesoro

E ora qualche impressione disordinata di Petra, a beneficio di chi legge questo pezzo per ricavarne indicazioni utili a un proprio viaggio.

Petra non è un sito, ma un sistema. Petra è una realtà vastissima, con alcuni confini chiari ed evidenti, in prossimità delle entrate turistiche e di quelle del personale, e altri più incerti e sfumati, che finiscono per perdersi nel vento, oltre le rocce e le piste che solo i beduini conoscono davvero. Il Sistema-Petra comprende rupi, alture, vie note e meno note, aree molto battute dai turisti e altre che appaino quasi un feudo dei beduini. La grande differenza tra Petra e, per esempio, Machu Pichu – giusto per fare un confronto tra due siti annoverati entrambi tra le meraviglie del mondo – è che a Petra persiste quell’oscillazione tra definito e indefinito, delimitato e illimitato, indicato e segreto, che lascia ancora spazio alla dimensione della scoperta personale. È ancora possibile smarrirsi, a Petra, o farsi indicare da un beduino un sentiero invisibile tra le rocce da cui accedere a un view point che passa inosservato ai turisti più frettolosi. Questa possibilità eterna di scoperta, questa promessa di avventura minimale ma pur sempre presente, è forse la componente che più mi ha affascinato di Petra, rendendola unica e diversa da quasi ogni altro sito abbia mai visitato.

Veduta su Petra, Giordania
Veduta su Petra, dal Sacrificio

Petra è una città viva. Petra non è solo un sito archeologico aperto al turismo, ma è anche un luogo dove un gran numero di beduini continua a vivere e a lavorare. Diverse famiglie, legate da complessi gradi di parentela, trascorrono qui la maggior parte del proprio tempo: qui nascono e crescono figli, educati a condurre asini e dromedari per i turisti, o a pascolare capre che si inerpicano tra le rocce; qui le donne vendono acqua e souvenir, mentre gli uomini preparano ottimi tè alla menta e commerciano gioielli, abiti, manufatti. Il rapporto tra i beduini, abitanti secolari di Petra, e le autorità che gestiscono il turismo, è complesso, delicato e non privo di tensioni. Di quando quando, acquistare qualcosa per pochi decimi di dinaro – magari divertendosi a contrattare un po’, secondo le usanze beduine – può non essere una cattiva idea: perlomeno quel denaro finisce direttamente nelle tasche dei beduini, probabilmente gli eredi più legittimi delle antiche e fiere popolazioni che transitavano per le vie di Petra, quando ancora era una ricca e potente cittadina all’apice delle sue attività.

Petra, Giordania, View Point
Un view point oltre il Monastero

Il passo del corvo e la chakana. Su molte tombe si notano decorazioni a gradoni, che la nostra guida ci ha segnalato come “Passo del corvo”: indicherebbero il passaggio delle anime (nefesh) dal regno dei vivi a quello dei morti, e ritorno. Una curiosità, tratta dalla mia passione per il birdwatching: l’associazione corvo-inferi si ritrova in moltissime culture e ha una base scientifica. Da anni i ricercatori documentano i cosiddetti “funerali dei corvidi”: una sorta di rituale che questi uccelli dalla spiccata intelligenza sociale sembrano celebrare verso i compagni defunti. Di recente un naturalista ha interpretato questo mistero zoologico come una sorta di analisi, quasi un’autopsia per comprendere le cause della morte, al fine di migliorare la sopravvivenza dello stormo.

In ogni caso, osservando le decorazioni e ascoltando queste spiegazioni, sono trasalito: è strabiliante notare quanto questo simbolo sia simile alla chakana, la croce andina che campeggia nei monumenti Inca, e che possiede pressoché il medesimo significato di vita e morte che si rinnovano a vicenda.

Petra, Giordania, tomba con il passo del corvo
Tomba con decorazione Passo del corvo

Liberarsi dalla frenesia del ce l’ho, mi manca. Petra è meravigliosa. Quando tra le rocce del Siq appare lo scorcio del Tesoro, non puoi proprio non fermarti, sbigottito, con l’espressione un po’ ebete, a contemplarlo. E immediatamente dopo non riesci a non precipitarti oltre le rocce, per apprezzare la facciata in tutto il suo splendore e correre di qui e di là all’impazzata, in preda a una sorta di delirio bulimico, per inghiottire con le pupille quanti più monumenti possibile, nel tempo che hai a disposizione. Ma a mio parere il sito offre il massimo se sei disposto ad andare un poco oltre la prospettiva di una lista di monumenti da depennare in stile visto, visto, mi manca.

Giordania, Petra - vista dal Siq
Scorcio del Tesoro, visto dal Siq

Il mio umile consiglio, basato sulle emozioni che ho provato e che sento ancora vivissime, è di lasciarsi andare, di liberarsi un tantino da quella sorta di senso del dovere turistico, e andare alla ricerca di un oltre, donando in sacrificio a Petra un po’ del proprio sudore e abbassando qualche muro difensivo: fermarsi di quando in quando a chiacchierare con un beduino, cercare un contatto umano, accettare di acquistare un tè per condividere un attimo insieme a lui e scambiare qualche impressione. «Non ti ho chiesto di comprare – mi ha detto un ragazzo in un momento particolarmente denso – ma di stare un po’ qui con me a guardare questo luogo». Petra, per me, è stata anche e soprattutto questo: un incontro che chiede di superare un po’ le tue certezze, e ti offre la possibilità di scoprirti e di scoprire: magari un sentiero non indicato sulla tua brava guida, che un beduino – se trova un’affinità con te – ti indicherà, per aiutarti a godere di viste panoramiche più appartate e trovare un contatto più intimo con la meraviglia.

Petra, Giordania, Tombe reali
Tombe reali

Petra è più scultura, che architettura. Le facciate delle tombe sono scavate direttamente nella roccia. In molti casi – come per esempio nello splendido Monastero – si alternano bassorilievi a vere e proprie colonne a tutto tondo. Il processo di lavoro fu sempre a togliere: piuttosto che al metodo progettuale di un architetto, somiglia a quello di uno scultore, che sbozza un blocco di pietra eliminando per così dire ciò che è di troppo, sino a rivelare l’essenza dell’opera.

Petra, Giordania, dettaglio del Tesoro
Dettaglio del Tesoro

D’altra parte, vagando con lo sguardo tra i picchi e le rupi del sito, non è insolito imbattersi in porzioni di roccia modellate dagli agenti atmosferici in modo da suggerire naturalmente l’idea di facciate e monumenti, quasi che il vento stesso si diverta a dar prova delle proprie abilità creative, incidendo glifi misteriosi che rivelano chissà quali verità a chi è in grado di decifrarne il codice segreto. A volte viene da pensare che i Nabatei abbiano agito proprio come scultori: lasciandosi ispirare da rupi che già lasciavano intuire una certa forma e lavorando per estrarne – diciamo così – l’anima e rivelarla al mondo.

Petra, Giordania - Il Monastero
Petra, Giordania – Il Monastero

Le molteplici manifestazioni del divino. A Petra è possibile osservare un’infinità di forme del divino, in un turbinio di epoche e culture differenti. Dalla primordiale forma cubica – che fu alla base anche della struttura della Mecca – fino ad audaci forme falliche e ai primi cenni di antropomorfizzazione. Non mancano facciate con espliciti riferimenti a divinità greche e latine e naturalmente edifici che in epoca bizantina divennero luoghi di culto cristiani. Il tempo ha conservato la compresenza di tutte queste forme, come a suggerire che – srotolando i secoli su di un unico piano – non esistono grammatiche giuste o sbagliate per chiunque sia in cerca di una comunicazione con una dimensione altra rispetto a quella materiale. È un’ottima lezione, che noi umani potremmo tentare di fare nostra, almeno qualche volta.

Petra, Giordania - Il Monastero, dettaglio
Petra, Giordania – Il Monastero, dettaglio

Petra all’alba e al tramonto. Forse i momenti che ho più apprezzato di Petra sono la primissima mattina, quando il sito è, per così dire, ancora in fase di allestimento, e la sera, quando il grosso dei turisti è oramai defluito e anche i beduini sembrano rilassarsi un po’. Durante la primissima mattina la sensazione è di assistere ai preparativi di uno spettacolo, al dietro le quinte di uno show che sta per andare in scena. Puoi trovare nei bagni beduini che ritoccano il kajal ai propri occhi, o che sistemano il costume tradizionale che forse per loro rappresenta un po’ l’equivalente del completo in giacca e cravatta per chi si reca in ufficio. Alla sera invece, complice il sole che colora il sito di rosa e arancio e il relax dei beduini, affiora un’atmosfera da ultimo giorno di scuola: quando un poco di anarchia penetra le maglie di un’istituzione e tutti si sentono immediatamente più complici, uniti, e in pace con gli altri. È un’energia contagiosa, che ha a che fare con un senso condiviso di umanità, oltre ruoli, distanze e culture, e mette incredibilmente di buon umore.

Petra, Giordania - Petra al tramonto
Petra al tramonto

Perdersi nel deserto rosso del Wadi Rum

Borges lo aveva capito prima di tutti: il deserto è un labirinto all’ennesima potenza. Quando mura, scale, trabocchetti, ostacoli e specchi sono talmente numerosi, grandi e potenti da oltrepassare la portata di un uomo, tendono – all’infinito – a dar luogo a un’indeterminata distesa priva di forme, orizzonti, riferimenti e punti fermi a cui ancorare anche solo una pur vaga certezza. Il deserto è un labirinto talmente oltre la portata di un uomo che diventa tutto interiore. «Nel deserto – stona più prosaicamente il cantautore Bugo – mi sono perso».

Io non c’ero mai stato nel deserto. E per l’intera mattina, mentre visitavamo la cosiddetta Piccola Petra – probabilmente la zona dell’antica città dedicata esplicitamente all’accoglienza delle carovane – non riuscivo proprio a non domandarmi come sarebbe stato.

Piccola Petra, Giordania
Piccola Petra, scorcio

E anche se una semplice due-giorni in campi tendati già allestiti, con pranzi e cene sempre pronti, e quasi nulla di cui preoccuparsi non assomiglia propriamente alla mia idea di avventura, credo proprio di essermici perso parecchio, nel Wadi Rum, l’altopiano desertico più esteso di tutta la Giordania.

Il deserto rosso del Wadi Rum, Giordania
Il deserto rosso del Wadi Rum, Giordania

Mi sono perso tra le sabbie rosa, con il sole delle sette che scende rapidissimo a baciarle fino a farle diventare rosse per il pudore. Mi sono perso nelle sculture che il vento, nei millenni, plasma nelle arenarie, modellando paesaggi surreali e mitologici che sembrano lo specchio del nostro stesso inconscio.

Formazione rocciosa nel deserto del Wadi Rum, Giordania
Formazione rocciosa nel deserto del Wadi Rum, Giordania

Mi sono perso negli ancestrali graffiti del neolitico, che il tempo e l’erosione hanno avuto il cuore di risparmiare a beneficio dei nostri occhi.

Graffiti nel deserto del Wadi Rum, Giordania
Graffiti nel deserto del Wadi Rum

Mi sono perso nell’adrenalina e nel vento che spazza il volto mentre il fuoristrada surfa tra le dune. Mi sono perso nella smania di rotolarmi nella sabbia, di affondare i piedi tra i granelli, di sentirli dentro le scarpe, sulla pelle, sotto le unghie.

In fuoristrada nel deserto del Wadi Rum, Giordania
In fuoristrada nel deserto del Wadi Rum, Giordania

Mi sono perso a galleggiare tra i pensieri, sdraiato accanto al fuoco crepitante che osava sfidare l’oscurità dell’universo. Mi sono perso nella notte, che forse non vedrò mai più così vicina, con stelle bassissime grandi come meduse, quasi un mare al contrario in cui ho fantasticato di potermi tuffare con un balzo, per nuotare tra le costellazioni e inseguire le code iridescenti delle meteore. Mi sono perso dentro e fuori di me.

Deserto del Wadi Rum, paesaggio di arenarie
Paesaggio di arenarie nel deserto del Wadi Rum, Giordania

E forse qualche pezzetto di cuore sanguinante è rimasto là, nel Wadi Rum: disperso dal vento, si sgretola tra le sabbie, tingendole di rosso insieme a triliardi di pezzi di cuori perduti da tutti i viandanti del mondo. Sì, è di certo così. Ora ho capito perché il deserto del Wadi Rum è tanto rosso. Nel deserto. Io. Mi sono perso.

Deserto del Wadi Rum, Giordania
Deserto del Wadi Rum, Giordania

Colonna sonora di questo capitolo: Stare Così Bene, di Edipo (che ho scoperto grazie a un’amico solo dopo il rientro dal viaggio).

Il deserto del Wadi Rum
Deserto del Wadi Rum, Giordania

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Alice nel deserto del Wadi Rum, Giordania
Deserto del Wadi Rum, Giordania

 

Deserto del Wadi Rum, Giordania
Deserto del Wadi Rum, Giordania

 

Deserto del Wadi Rum, Giordania
Deserto del Wadi Rum, Giordania

Parte 3 – Itinerario completo

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