Torrione Tortona

Il Torrione di Tortona. Una strega nella pianura.

Metto la freccia e imbocco l’uscita per Tortona. Rapisce i miei occhi e la mia immaginazione ogni volta che prendo la Piacenza-Torino: lontano, sbiadito dalla foschia, verticale come una saetta pietrificata conficcata nelle carni dell’angosciante pianura, sinistro e conturbante come un fungo velenoso scaturito dal cuore nero della terra. Questa volta non sarà come le altre. Questa volta lo scoverò, lo guarderò da vicino, e scoprirò qualcosa della sua storia.

Non è facile trovarlo, il Torrione di Tortona. In città non esistono cartelli né segnalazioni. Il sito internet del Comune, che scorro speranzoso sul telefono, non lo menziona in alcun modo e non ne fa cenno nemmeno la pagina di Wikipedia. Viene da pensare sia una sorta di tabù, un Quasimodo architettonico di cui è preferibile evitare di parlare. Un pezzetto di storia condannato per sempre all’oblio e custodito dalle spesse nebbie padane, che confondono e scoraggiano anche i viandanti più cocciuti e temerari.

Quando oramai inizio a desistere dal mio progetto, con Giulia che già mi sbuffa accanto, trovo finalmente la pista giusta, mettendo a sistema gli scarni indizi reperiti su Tripadvisor e qualche altro sito, dove appare spesso citato con il nome di Torre Coppedè: accanto all’edificio misterioso pare sorga un centro ippico – che si chiama proprio il Torrione. È seguendo le indicazioni per questo centro, che trovo la via.

Torre Tortona

A forse venti minuti dalla città, ecco sbucare la torre delle streghe: una follia architettonica, un incubo visionario che sembra nato senza un progetto preciso, cresciuto strada facendo, quasi fosse dotato di vita propria. Circumnavigo la cascina che sembra proteggerlo – ultimo baluardo di difesa contro i viaggiatori troppo curiosi – e trovo un’entrata. Vecchi mezzi agricoli giacciono ai suoi piedi, come antiche vittime di un sortilegio. Tutt’intorno l’ambiente, all’interno delle mura della cascina, comunica una certa decadenza, che non erode ma al contrario fortifica il fascino onirico del Torrione.

Torrione Tortona

Sbucano un paio di persone, credo siano i padroni della cascina. Non posso farti entrare mi dice l’uomo, ma se vuoi fare un paio di foto non c’è problema. Cerco di raccapezzarmi tra merli, pennacchi, gradini in parte esterni in parte rientranti, fregi, lanterne, torrette, draghi, leoni: il Torrione appare sempre diverso, ogni volta che lo si guarda, stagliato contro la luce del tramonto.

Torrione Tortona

Giulia mi guarda dal finestrino dell’auto. Il crepuscolo rosa e arancio sta oramai cedendo all’imbrunire. È tempo di rientrare, prima di rimanere vittime di un qualche misterioso incantesimo.

Arrivato a casa, non sono riuscito a togliermi dalla testa il Torrione e ho continuato a viaggiare, rincorrendo parole e immagini sullo schermo del mio portatile. Ho scoperto, con ragionevole certezza, che i Coppedè non c’entrano nulla con questo edificio. Il Torrione, che negli anni della guerra fu quartier generale tedesco e prigione, sarebbe stato costruito nel 1860 su una cascina seicentesca che, in seguito, passò di mano nientemeno che a Ugo Ojetti, il quale, infine, la vendette ai Rangone. Questo è l’articolo più completo che sono riuscito a reperire.

Torrione Tortona

Qui invece potete localizzarlo correttamente:

NOTA: Le prime due fotografie che compaiono in questo resoconto di viaggio provengono dal web e non sono state realizzate dall’autore del pezzo. 

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4 pensieri su “Il Torrione di Tortona. Una strega nella pianura.

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